Living - Corriere della Sera
Dalla redazione e in giro per il mondo, tutto il meglio dell'abitare #LivingCorriere

💥Il nuovo numero di Living è in edicola. Flavio Albanese aggiorna un palazzo storico della sua Vicenza; a casa di Naoto Fukasawa: «La casa che ho sempre immaginato»; speciale cucine: volumi puri e dettagli preziosi. Questo e molto altro nel numero in uscita da mercoledì 3 giugno con il @corriere della Sera
🔗 Sfoglia l'anteprima al link in bio e su Living.corriere.it
Cover story 📷 @helenio_barbetta, progetto Flavio Albanese (@asastudio_official)
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#interiorsmagazine #interiordesign #interiordecoration #designmagazine #livingcorriere

«Un museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa», ha detto una volta Renzo Piano. Siamo pronti 🙌
🔗 La lista continua al link in bio e su Living.corriere.it
✍🏻 Lucia Mannella
In ordine di apparizione:
cover: Galleria Paolo Roversi
@mar_ravenna
2. AI WEIWEI: Aftershock
fino al 6 settembre📍@maxxilaquila
📷️ ©️ Giorgio Benni. Courtesy della Fondazione MaXXI
3. Cecilia Vicuña: El glaciar ido
fino al 20 settembre 2026 📍@castellodirivoli
📷️ @nidola.alberto
4. Francesco Clemente: In Between
fino al 6 settembre 2026 📍@triennalemilano
📷️ Courtesy Clemente studio
5. Lucio Dalla e Roberto Roversi Automobili. Un disco
fino al 20 settembre 2026 📍@museoautomobile
📷️ Lucio Dalla sull’Alfa Romeo P3 (1976). É stato fatto ogni ragionevole tentativo da parte del Museo Nazionale dell’Automobile per identificare i proprietari dei diritti d’autore. Errori o omissioni segnalati saranno corretti.
6. Nespolo e Albissola. Fuoco ritrovato
fino al 6 settembre 2026 📍MuDA, Museo diffuso di Albissola e Museo della ceramica di Savona
📷️ Marcello Campora
7. Verita Monselles. CARNALE
fino al 30 agosto 2026 📍@centropecci
📷️ Courtesy Archivio Fotografico Toscano, Prato – Fondo Verita Monselles
8. Ingrid Hora. Cloud Catchers
dal 5 giugno al 26 settembre 2026 📍@museomacte
📷️ Couresy the artist
9. SCISCIORÈ. Il gioco come gesto alpino
fino al 28 giugno 2026 📍@adidesignmuseum
📷️ Courtesy Judith Sotriffer
10. Galleria Paolo Roversi
@mar_ravenna
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#mostredavedere #mostregiugno2026

«Un museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa», ha detto una volta Renzo Piano. Siamo pronti 🙌
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✍🏻 Lucia Mannella
In ordine di apparizione:
cover: Galleria Paolo Roversi
@mar_ravenna
2. AI WEIWEI: Aftershock
fino al 6 settembre📍@maxxilaquila
📷️ ©️ Giorgio Benni. Courtesy della Fondazione MaXXI
3. Cecilia Vicuña: El glaciar ido
fino al 20 settembre 2026 📍@castellodirivoli
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4. Francesco Clemente: In Between
fino al 6 settembre 2026 📍@triennalemilano
📷️ Courtesy Clemente studio
5. Lucio Dalla e Roberto Roversi Automobili. Un disco
fino al 20 settembre 2026 📍@museoautomobile
📷️ Lucio Dalla sull’Alfa Romeo P3 (1976). É stato fatto ogni ragionevole tentativo da parte del Museo Nazionale dell’Automobile per identificare i proprietari dei diritti d’autore. Errori o omissioni segnalati saranno corretti.
6. Nespolo e Albissola. Fuoco ritrovato
fino al 6 settembre 2026 📍MuDA, Museo diffuso di Albissola e Museo della ceramica di Savona
📷️ Marcello Campora
7. Verita Monselles. CARNALE
fino al 30 agosto 2026 📍@centropecci
📷️ Courtesy Archivio Fotografico Toscano, Prato – Fondo Verita Monselles
8. Ingrid Hora. Cloud Catchers
dal 5 giugno al 26 settembre 2026 📍@museomacte
📷️ Couresy the artist
9. SCISCIORÈ. Il gioco come gesto alpino
fino al 28 giugno 2026 📍@adidesignmuseum
📷️ Courtesy Judith Sotriffer
10. Galleria Paolo Roversi
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fino al 6 settembre📍@maxxilaquila
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fino al 6 settembre 2026 📍@triennalemilano
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5. Lucio Dalla e Roberto Roversi Automobili. Un disco
fino al 20 settembre 2026 📍@museoautomobile
📷️ Lucio Dalla sull’Alfa Romeo P3 (1976). É stato fatto ogni ragionevole tentativo da parte del Museo Nazionale dell’Automobile per identificare i proprietari dei diritti d’autore. Errori o omissioni segnalati saranno corretti.
6. Nespolo e Albissola. Fuoco ritrovato
fino al 6 settembre 2026 📍MuDA, Museo diffuso di Albissola e Museo della ceramica di Savona
📷️ Marcello Campora
7. Verita Monselles. CARNALE
fino al 30 agosto 2026 📍@centropecci
📷️ Courtesy Archivio Fotografico Toscano, Prato – Fondo Verita Monselles
8. Ingrid Hora. Cloud Catchers
dal 5 giugno al 26 settembre 2026 📍@museomacte
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9. SCISCIORÈ. Il gioco come gesto alpino
fino al 28 giugno 2026 📍@adidesignmuseum
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6. Nespolo e Albissola. Fuoco ritrovato
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Il grande armadio a parete «non è un normale guardaroba»: oltre le curve, nasconde un letto extra. Una scatola di vetro, anch'essa curva, divide in modo sorprendente la camera da letto dalla zona giorno. Lo stesso motivo tondeggiante ricorre in cucina, in bagno, ma sempre in modo inaspettato e votato, in fondo, alla funzionalità.
Chiave di tutto è il soffitto, il tradizionale “revoltó” catalano realizzato con piastrelle di ceramica tra travi in legno o acciaio «tornato alla luce dopo la rimozione di alcune delle pareti portanti della struttura ottocentesca», racconta lo studio madrileno @bardo.arq autore della ristrutturazione.
Avete notato infine il grande specchio fumé nella zona giorno? 👀
🔗 L'home tour continua al link in bio e su Living.corriere.it
✍️ @massimodeconti
📷️ Germán Sáiz
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#LivingHomes #traviavista #60mq

Il grande armadio a parete «non è un normale guardaroba»: oltre le curve, nasconde un letto extra. Una scatola di vetro, anch'essa curva, divide in modo sorprendente la camera da letto dalla zona giorno. Lo stesso motivo tondeggiante ricorre in cucina, in bagno, ma sempre in modo inaspettato e votato, in fondo, alla funzionalità.
Chiave di tutto è il soffitto, il tradizionale “revoltó” catalano realizzato con piastrelle di ceramica tra travi in legno o acciaio «tornato alla luce dopo la rimozione di alcune delle pareti portanti della struttura ottocentesca», racconta lo studio madrileno @bardo.arq autore della ristrutturazione.
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Il grande armadio a parete «non è un normale guardaroba»: oltre le curve, nasconde un letto extra. Una scatola di vetro, anch'essa curva, divide in modo sorprendente la camera da letto dalla zona giorno. Lo stesso motivo tondeggiante ricorre in cucina, in bagno, ma sempre in modo inaspettato e votato, in fondo, alla funzionalità.
Chiave di tutto è il soffitto, il tradizionale “revoltó” catalano realizzato con piastrelle di ceramica tra travi in legno o acciaio «tornato alla luce dopo la rimozione di alcune delle pareti portanti della struttura ottocentesca», racconta lo studio madrileno @bardo.arq autore della ristrutturazione.
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Chiave di tutto è il soffitto, il tradizionale “revoltó” catalano realizzato con piastrelle di ceramica tra travi in legno o acciaio «tornato alla luce dopo la rimozione di alcune delle pareti portanti della struttura ottocentesca», racconta lo studio madrileno @bardo.arq autore della ristrutturazione.
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Chiave di tutto è il soffitto, il tradizionale “revoltó” catalano realizzato con piastrelle di ceramica tra travi in legno o acciaio «tornato alla luce dopo la rimozione di alcune delle pareti portanti della struttura ottocentesca», racconta lo studio madrileno @bardo.arq autore della ristrutturazione.
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Chiave di tutto è il soffitto, il tradizionale “revoltó” catalano realizzato con piastrelle di ceramica tra travi in legno o acciaio «tornato alla luce dopo la rimozione di alcune delle pareti portanti della struttura ottocentesca», racconta lo studio madrileno @bardo.arq autore della ristrutturazione.
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Il grande armadio a parete «non è un normale guardaroba»: oltre le curve, nasconde un letto extra. Una scatola di vetro, anch'essa curva, divide in modo sorprendente la camera da letto dalla zona giorno. Lo stesso motivo tondeggiante ricorre in cucina, in bagno, ma sempre in modo inaspettato e votato, in fondo, alla funzionalità.
Chiave di tutto è il soffitto, il tradizionale “revoltó” catalano realizzato con piastrelle di ceramica tra travi in legno o acciaio «tornato alla luce dopo la rimozione di alcune delle pareti portanti della struttura ottocentesca», racconta lo studio madrileno @bardo.arq autore della ristrutturazione.
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«Per me, il design è un viaggio che unisce immaginazione e realtà, dove ogni progetto diventa un dialogo tra il materiale e l’immateriale, lo storico e il contemporaneo», racconta Andrea Mancuso (@andreamancuso_studio).
Presentato da @nilufargallery durante la Milano Design Week 2026, il suo LUMIAC reinterpreta l’archetipo del lampadario tradizionale trasformandolo in un organismo cinetico che sembra vivo.
Il nome, acronimo di Light Unit Mechanized Intelligence Apparatus Computer, richiama volutamente MANIAC, uno dei primi computer sviluppati negli Anni 50, mentre la forma si ispira tanto alle macchine di Leonardo da Vinci quanto all’anatomia umana.
Realizzato in alluminio pressofuso, il lampadario è composto da un nucleo centrale che ospita i motori e da una serie di bracci che si diramano verso l’esterno come ossa. Alle estremità, sfere in vetro soffiato diffondono una luce soffusa. Ma è il movimento a definire davvero il progetto: grazie ai motori integrati e a un telecomando per il controllo da remoto, la struttura si apre, si chiude e si anima in una coreografia fluida che la fa apparire come una creatura vivente.
📷️ @filippopincolini @alejandro_ramoroz
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#andreamancuso #milanodesignweek

«Per me, il design è un viaggio che unisce immaginazione e realtà, dove ogni progetto diventa un dialogo tra il materiale e l’immateriale, lo storico e il contemporaneo», racconta Andrea Mancuso (@andreamancuso_studio).
Presentato da @nilufargallery durante la Milano Design Week 2026, il suo LUMIAC reinterpreta l’archetipo del lampadario tradizionale trasformandolo in un organismo cinetico che sembra vivo.
Il nome, acronimo di Light Unit Mechanized Intelligence Apparatus Computer, richiama volutamente MANIAC, uno dei primi computer sviluppati negli Anni 50, mentre la forma si ispira tanto alle macchine di Leonardo da Vinci quanto all’anatomia umana.
Realizzato in alluminio pressofuso, il lampadario è composto da un nucleo centrale che ospita i motori e da una serie di bracci che si diramano verso l’esterno come ossa. Alle estremità, sfere in vetro soffiato diffondono una luce soffusa. Ma è il movimento a definire davvero il progetto: grazie ai motori integrati e a un telecomando per il controllo da remoto, la struttura si apre, si chiude e si anima in una coreografia fluida che la fa apparire come una creatura vivente.
📷️ @filippopincolini @alejandro_ramoroz
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#andreamancuso #milanodesignweek

«Per me, il design è un viaggio che unisce immaginazione e realtà, dove ogni progetto diventa un dialogo tra il materiale e l’immateriale, lo storico e il contemporaneo», racconta Andrea Mancuso (@andreamancuso_studio).
Presentato da @nilufargallery durante la Milano Design Week 2026, il suo LUMIAC reinterpreta l’archetipo del lampadario tradizionale trasformandolo in un organismo cinetico che sembra vivo.
Il nome, acronimo di Light Unit Mechanized Intelligence Apparatus Computer, richiama volutamente MANIAC, uno dei primi computer sviluppati negli Anni 50, mentre la forma si ispira tanto alle macchine di Leonardo da Vinci quanto all’anatomia umana.
Realizzato in alluminio pressofuso, il lampadario è composto da un nucleo centrale che ospita i motori e da una serie di bracci che si diramano verso l’esterno come ossa. Alle estremità, sfere in vetro soffiato diffondono una luce soffusa. Ma è il movimento a definire davvero il progetto: grazie ai motori integrati e a un telecomando per il controllo da remoto, la struttura si apre, si chiude e si anima in una coreografia fluida che la fa apparire come una creatura vivente.
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«Per me, il design è un viaggio che unisce immaginazione e realtà, dove ogni progetto diventa un dialogo tra il materiale e l’immateriale, lo storico e il contemporaneo», racconta Andrea Mancuso (@andreamancuso_studio).
Presentato da @nilufargallery durante la Milano Design Week 2026, il suo LUMIAC reinterpreta l’archetipo del lampadario tradizionale trasformandolo in un organismo cinetico che sembra vivo.
Il nome, acronimo di Light Unit Mechanized Intelligence Apparatus Computer, richiama volutamente MANIAC, uno dei primi computer sviluppati negli Anni 50, mentre la forma si ispira tanto alle macchine di Leonardo da Vinci quanto all’anatomia umana.
Realizzato in alluminio pressofuso, il lampadario è composto da un nucleo centrale che ospita i motori e da una serie di bracci che si diramano verso l’esterno come ossa. Alle estremità, sfere in vetro soffiato diffondono una luce soffusa. Ma è il movimento a definire davvero il progetto: grazie ai motori integrati e a un telecomando per il controllo da remoto, la struttura si apre, si chiude e si anima in una coreografia fluida che la fa apparire come una creatura vivente.
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«Per me, il design è un viaggio che unisce immaginazione e realtà, dove ogni progetto diventa un dialogo tra il materiale e l’immateriale, lo storico e il contemporaneo», racconta Andrea Mancuso (@andreamancuso_studio).
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Il nome, acronimo di Light Unit Mechanized Intelligence Apparatus Computer, richiama volutamente MANIAC, uno dei primi computer sviluppati negli Anni 50, mentre la forma si ispira tanto alle macchine di Leonardo da Vinci quanto all’anatomia umana.
Realizzato in alluminio pressofuso, il lampadario è composto da un nucleo centrale che ospita i motori e da una serie di bracci che si diramano verso l’esterno come ossa. Alle estremità, sfere in vetro soffiato diffondono una luce soffusa. Ma è il movimento a definire davvero il progetto: grazie ai motori integrati e a un telecomando per il controllo da remoto, la struttura si apre, si chiude e si anima in una coreografia fluida che la fa apparire come una creatura vivente.
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Realizzato in alluminio pressofuso, il lampadario è composto da un nucleo centrale che ospita i motori e da una serie di bracci che si diramano verso l’esterno come ossa. Alle estremità, sfere in vetro soffiato diffondono una luce soffusa. Ma è il movimento a definire davvero il progetto: grazie ai motori integrati e a un telecomando per il controllo da remoto, la struttura si apre, si chiude e si anima in una coreografia fluida che la fa apparire come una creatura vivente.
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Dalle Dolomiti alla Riviera romagnola, abbiamo raccolto alcuni degli appuntamenti più interessanti dell’estate ✌️
🔗 La lista continua al link in bio e su Living.corriere.it
In ordine di apparizione:
cover: I suoni delle Dolomiti
dal 24 agosto al 3 ottobre 2026📍Trentino, luoghi vari
📽️ @alessandro_polla
2. FOTONI
dal 27 giugno all’11 ottobre 2026 📍@magazzinodelleidee
3. Endless Summer
fino all’1 luglio 2026 📍@museo_del_sale_di_cervia
📷️ @sebastianopelliondipersano
4. Art Nouveau Week
dall’8 al 14 luglio 📍luoghi vari in diverse città
5. Les Rencontres de la Photographie
dal 6 luglio al 4 ottobre 📍 Arles, Francia
📷️ Courtesy of the artist
6. White Carrara. Design Lives in the City
dal 5 giugno al 30 agosto 2026 📍Carrara, centro storico
7. I suoni delle Dolomiti
dal 24 agosto al 3 ottobre 2026📍Trentino, luoghi vari
8. Bruno Barbey. Gli Italiani
fino al 27 settembre 2026 📍Villa Mussolini, Riccione
📷️ Bruno Barbey, Magnum Photos
9. Rimini Express: volti, fatti e visioni di una Riviera mai finita
dall’1 agosto al 25 settembre 2026 📍@fellinimuseum
📷️ ©️Archivio fotografico Pasquale Bove
10. @nextones
dal 16 al 19 luglio 2026 📍Val d’Ossola
📷️ @giacomoalberico
11.Selvatica. Arte e Natura in Festival
fino al 19 luglio 2026 📍Palazzo Gromo Losa, Palazzo Ferrero, Corso del Piazzo, 29, Biella (BI)
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#mostre2026 #festival2026 #mostreestate2026

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5. Les Rencontres de la Photographie
dal 6 luglio al 4 ottobre 📍 Arles, Francia
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dal 5 giugno al 30 agosto 2026 📍Carrara, centro storico
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fino al 27 settembre 2026 📍Villa Mussolini, Riccione
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dal 6 luglio al 4 ottobre 📍 Arles, Francia
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dal 5 giugno al 30 agosto 2026 📍Carrara, centro storico
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A sud del Peloponneso, al largo di Capo Malea e lontana dalle rotte più battute delle Cicladi e delle Ionie, Citera è l’isola greca che l’artista polacca Goshka Macuga (@gonogo.space) ha scelto come rifugio: le abbiamo chiesto di svelarci quali sono i luoghi che ama di più.
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In ordine di apparizione:
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2. Courtesy @destinationkythira
3. Courtesy @destinationkythira
4. Courtesy @destinationkythira
6. @skandeia.restaurant
7. Courtesy @piatsa_beach_bar
10. Marco Argüello (@marcoandres) per Living
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#citera #citeraisland

A sud del Peloponneso, al largo di Capo Malea e lontana dalle rotte più battute delle Cicladi e delle Ionie, Citera è l’isola greca che l’artista polacca Goshka Macuga (@gonogo.space) ha scelto come rifugio: le abbiamo chiesto di svelarci quali sono i luoghi che ama di più.
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In ordine di apparizione:
📷️
2. Courtesy @destinationkythira
3. Courtesy @destinationkythira
4. Courtesy @destinationkythira
6. @skandeia.restaurant
7. Courtesy @piatsa_beach_bar
10. Marco Argüello (@marcoandres) per Living
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A sud del Peloponneso, al largo di Capo Malea e lontana dalle rotte più battute delle Cicladi e delle Ionie, Citera è l’isola greca che l’artista polacca Goshka Macuga (@gonogo.space) ha scelto come rifugio: le abbiamo chiesto di svelarci quali sono i luoghi che ama di più.
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Sta spopolando nelle sale "Backrooms", il nuovo horror di A24 diretto da Kane Parsons e tra i titoli più discussi dell’anno. Al centro della storia c’è Clark, un architetto mancato che vive in una sperduta provincia del Wisconsin e vende mobili vecchio stile di dubbia qualità e gusto.
Solo e frustrato, va in analisi da una psicoterapeuta interpretata da Renate Reinsve, l'attrice norvegese di "Sentimental Value" (2025), ed è durante una notte che scopre un varco verso le stanze sul retro: un universo labirintico, asfittico, dove una carta da parati giallognola ricopre ogni superficie e il vuoto è interrotto soltanto da poltrone accatastate, divani, lampade, tavoli, angoscianti alberi di Natale e piscine surreali.
Il progetto é nato come corto realizzato dal regista e youtuber californiano quando non aveva 18 anni e costruisce un’estetica dell’inquietudine fatta di immagini che imitano l’effetto analogico di registrazioni analogiche e videocassette caratterizzata da «l’odore di moquette vecchia e umida, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato».
Realizzate in parte in uno studio di Vancouver dallo scenografo Danny Vermette e completate insieme al regista con il supporto degli effetti visivi, le ambientazioni del film non si limitano all’universo parallelo scoperto dal protagonista. Parcheggi svuotati, centri commerciali deserti, carrelli della spesa abbandonati e case progettate per custodire nostalgia e ricordi d’infanzia compongono un catalogo di spazi spettrali che racconta le nuove angosce di una generazione cresciuta dentro il capitalismo consumistico.
Voi siete già andati a vedere il film?
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✍️ Francesca Esposito (@franpesca___)
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3. Asterios Moutsokapas
2, 4-9Courtesy A24
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#backrooms

Sta spopolando nelle sale "Backrooms", il nuovo horror di A24 diretto da Kane Parsons e tra i titoli più discussi dell’anno. Al centro della storia c’è Clark, un architetto mancato che vive in una sperduta provincia del Wisconsin e vende mobili vecchio stile di dubbia qualità e gusto.
Solo e frustrato, va in analisi da una psicoterapeuta interpretata da Renate Reinsve, l'attrice norvegese di "Sentimental Value" (2025), ed è durante una notte che scopre un varco verso le stanze sul retro: un universo labirintico, asfittico, dove una carta da parati giallognola ricopre ogni superficie e il vuoto è interrotto soltanto da poltrone accatastate, divani, lampade, tavoli, angoscianti alberi di Natale e piscine surreali.
Il progetto é nato come corto realizzato dal regista e youtuber californiano quando non aveva 18 anni e costruisce un’estetica dell’inquietudine fatta di immagini che imitano l’effetto analogico di registrazioni analogiche e videocassette caratterizzata da «l’odore di moquette vecchia e umida, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato».
Realizzate in parte in uno studio di Vancouver dallo scenografo Danny Vermette e completate insieme al regista con il supporto degli effetti visivi, le ambientazioni del film non si limitano all’universo parallelo scoperto dal protagonista. Parcheggi svuotati, centri commerciali deserti, carrelli della spesa abbandonati e case progettate per custodire nostalgia e ricordi d’infanzia compongono un catalogo di spazi spettrali che racconta le nuove angosce di una generazione cresciuta dentro il capitalismo consumistico.
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Solo e frustrato, va in analisi da una psicoterapeuta interpretata da Renate Reinsve, l'attrice norvegese di "Sentimental Value" (2025), ed è durante una notte che scopre un varco verso le stanze sul retro: un universo labirintico, asfittico, dove una carta da parati giallognola ricopre ogni superficie e il vuoto è interrotto soltanto da poltrone accatastate, divani, lampade, tavoli, angoscianti alberi di Natale e piscine surreali.
Il progetto é nato come corto realizzato dal regista e youtuber californiano quando non aveva 18 anni e costruisce un’estetica dell’inquietudine fatta di immagini che imitano l’effetto analogico di registrazioni analogiche e videocassette caratterizzata da «l’odore di moquette vecchia e umida, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato».
Realizzate in parte in uno studio di Vancouver dallo scenografo Danny Vermette e completate insieme al regista con il supporto degli effetti visivi, le ambientazioni del film non si limitano all’universo parallelo scoperto dal protagonista. Parcheggi svuotati, centri commerciali deserti, carrelli della spesa abbandonati e case progettate per custodire nostalgia e ricordi d’infanzia compongono un catalogo di spazi spettrali che racconta le nuove angosce di una generazione cresciuta dentro il capitalismo consumistico.
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Solo e frustrato, va in analisi da una psicoterapeuta interpretata da Renate Reinsve, l'attrice norvegese di "Sentimental Value" (2025), ed è durante una notte che scopre un varco verso le stanze sul retro: un universo labirintico, asfittico, dove una carta da parati giallognola ricopre ogni superficie e il vuoto è interrotto soltanto da poltrone accatastate, divani, lampade, tavoli, angoscianti alberi di Natale e piscine surreali.
Il progetto é nato come corto realizzato dal regista e youtuber californiano quando non aveva 18 anni e costruisce un’estetica dell’inquietudine fatta di immagini che imitano l’effetto analogico di registrazioni analogiche e videocassette caratterizzata da «l’odore di moquette vecchia e umida, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato».
Realizzate in parte in uno studio di Vancouver dallo scenografo Danny Vermette e completate insieme al regista con il supporto degli effetti visivi, le ambientazioni del film non si limitano all’universo parallelo scoperto dal protagonista. Parcheggi svuotati, centri commerciali deserti, carrelli della spesa abbandonati e case progettate per custodire nostalgia e ricordi d’infanzia compongono un catalogo di spazi spettrali che racconta le nuove angosce di una generazione cresciuta dentro il capitalismo consumistico.
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Il progetto é nato come corto realizzato dal regista e youtuber californiano quando non aveva 18 anni e costruisce un’estetica dell’inquietudine fatta di immagini che imitano l’effetto analogico di registrazioni analogiche e videocassette caratterizzata da «l’odore di moquette vecchia e umida, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato».
Realizzate in parte in uno studio di Vancouver dallo scenografo Danny Vermette e completate insieme al regista con il supporto degli effetti visivi, le ambientazioni del film non si limitano all’universo parallelo scoperto dal protagonista. Parcheggi svuotati, centri commerciali deserti, carrelli della spesa abbandonati e case progettate per custodire nostalgia e ricordi d’infanzia compongono un catalogo di spazi spettrali che racconta le nuove angosce di una generazione cresciuta dentro il capitalismo consumistico.
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Solo e frustrato, va in analisi da una psicoterapeuta interpretata da Renate Reinsve, l'attrice norvegese di "Sentimental Value" (2025), ed è durante una notte che scopre un varco verso le stanze sul retro: un universo labirintico, asfittico, dove una carta da parati giallognola ricopre ogni superficie e il vuoto è interrotto soltanto da poltrone accatastate, divani, lampade, tavoli, angoscianti alberi di Natale e piscine surreali.
Il progetto é nato come corto realizzato dal regista e youtuber californiano quando non aveva 18 anni e costruisce un’estetica dell’inquietudine fatta di immagini che imitano l’effetto analogico di registrazioni analogiche e videocassette caratterizzata da «l’odore di moquette vecchia e umida, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato».
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Solo e frustrato, va in analisi da una psicoterapeuta interpretata da Renate Reinsve, l'attrice norvegese di "Sentimental Value" (2025), ed è durante una notte che scopre un varco verso le stanze sul retro: un universo labirintico, asfittico, dove una carta da parati giallognola ricopre ogni superficie e il vuoto è interrotto soltanto da poltrone accatastate, divani, lampade, tavoli, angoscianti alberi di Natale e piscine surreali.
Il progetto é nato come corto realizzato dal regista e youtuber californiano quando non aveva 18 anni e costruisce un’estetica dell’inquietudine fatta di immagini che imitano l’effetto analogico di registrazioni analogiche e videocassette caratterizzata da «l’odore di moquette vecchia e umida, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato».
Realizzate in parte in uno studio di Vancouver dallo scenografo Danny Vermette e completate insieme al regista con il supporto degli effetti visivi, le ambientazioni del film non si limitano all’universo parallelo scoperto dal protagonista. Parcheggi svuotati, centri commerciali deserti, carrelli della spesa abbandonati e case progettate per custodire nostalgia e ricordi d’infanzia compongono un catalogo di spazi spettrali che racconta le nuove angosce di una generazione cresciuta dentro il capitalismo consumistico.
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Il progetto é nato come corto realizzato dal regista e youtuber californiano quando non aveva 18 anni e costruisce un’estetica dell’inquietudine fatta di immagini che imitano l’effetto analogico di registrazioni analogiche e videocassette caratterizzata da «l’odore di moquette vecchia e umida, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato».
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In un panorama gastronomico in cui i locali vegetariani restano ancora una rarità, @holycarrotrestaurant è una bella novità nel quartiere di Spitalfields, a Londra, all'interno degli spazi di una banca. È anche il primo ristorante della designer inglese Faye Toogood (@t_o_o_g_o_o_d), che realizza un progetto quasi 'geologico', fatto di materiali semplici - linoleum, tela, legno, piastrelle - e forme scultoree.
In realtà, a prima vista l'atmosfera potrebbe sembrare quella dei bistrot della tradizione, se non fosse per i murales dipinti a mano che ritraggono ortaggi oversize nei toni del rosa intenso e del tortora. Un omaggio surreale alla terra da cui arrivano tutti gli ingredienti del menu, tra funghi vol-au-vent e carpaccio di sedano. Cottura a legna, tecniche di fermentazione e zero sprechi. Nell'ex cassaforte ci sono anche barattoli di conserve e sottaceti esposti come gioielli.
📷️ @olliegtomlinson
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#fayetoogood #ristorantilondra #vegetarianrestaurantlondon

In un panorama gastronomico in cui i locali vegetariani restano ancora una rarità, @holycarrotrestaurant è una bella novità nel quartiere di Spitalfields, a Londra, all'interno degli spazi di una banca. È anche il primo ristorante della designer inglese Faye Toogood (@t_o_o_g_o_o_d), che realizza un progetto quasi 'geologico', fatto di materiali semplici - linoleum, tela, legno, piastrelle - e forme scultoree.
In realtà, a prima vista l'atmosfera potrebbe sembrare quella dei bistrot della tradizione, se non fosse per i murales dipinti a mano che ritraggono ortaggi oversize nei toni del rosa intenso e del tortora. Un omaggio surreale alla terra da cui arrivano tutti gli ingredienti del menu, tra funghi vol-au-vent e carpaccio di sedano. Cottura a legna, tecniche di fermentazione e zero sprechi. Nell'ex cassaforte ci sono anche barattoli di conserve e sottaceti esposti come gioielli.
📷️ @olliegtomlinson
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#fayetoogood #ristorantilondra #vegetarianrestaurantlondon

In un panorama gastronomico in cui i locali vegetariani restano ancora una rarità, @holycarrotrestaurant è una bella novità nel quartiere di Spitalfields, a Londra, all'interno degli spazi di una banca. È anche il primo ristorante della designer inglese Faye Toogood (@t_o_o_g_o_o_d), che realizza un progetto quasi 'geologico', fatto di materiali semplici - linoleum, tela, legno, piastrelle - e forme scultoree.
In realtà, a prima vista l'atmosfera potrebbe sembrare quella dei bistrot della tradizione, se non fosse per i murales dipinti a mano che ritraggono ortaggi oversize nei toni del rosa intenso e del tortora. Un omaggio surreale alla terra da cui arrivano tutti gli ingredienti del menu, tra funghi vol-au-vent e carpaccio di sedano. Cottura a legna, tecniche di fermentazione e zero sprechi. Nell'ex cassaforte ci sono anche barattoli di conserve e sottaceti esposti come gioielli.
📷️ @olliegtomlinson
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In un panorama gastronomico in cui i locali vegetariani restano ancora una rarità, @holycarrotrestaurant è una bella novità nel quartiere di Spitalfields, a Londra, all'interno degli spazi di una banca. È anche il primo ristorante della designer inglese Faye Toogood (@t_o_o_g_o_o_d), che realizza un progetto quasi 'geologico', fatto di materiali semplici - linoleum, tela, legno, piastrelle - e forme scultoree.
In realtà, a prima vista l'atmosfera potrebbe sembrare quella dei bistrot della tradizione, se non fosse per i murales dipinti a mano che ritraggono ortaggi oversize nei toni del rosa intenso e del tortora. Un omaggio surreale alla terra da cui arrivano tutti gli ingredienti del menu, tra funghi vol-au-vent e carpaccio di sedano. Cottura a legna, tecniche di fermentazione e zero sprechi. Nell'ex cassaforte ci sono anche barattoli di conserve e sottaceti esposti come gioielli.
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In un panorama gastronomico in cui i locali vegetariani restano ancora una rarità, @holycarrotrestaurant è una bella novità nel quartiere di Spitalfields, a Londra, all'interno degli spazi di una banca. È anche il primo ristorante della designer inglese Faye Toogood (@t_o_o_g_o_o_d), che realizza un progetto quasi 'geologico', fatto di materiali semplici - linoleum, tela, legno, piastrelle - e forme scultoree.
In realtà, a prima vista l'atmosfera potrebbe sembrare quella dei bistrot della tradizione, se non fosse per i murales dipinti a mano che ritraggono ortaggi oversize nei toni del rosa intenso e del tortora. Un omaggio surreale alla terra da cui arrivano tutti gli ingredienti del menu, tra funghi vol-au-vent e carpaccio di sedano. Cottura a legna, tecniche di fermentazione e zero sprechi. Nell'ex cassaforte ci sono anche barattoli di conserve e sottaceti esposti come gioielli.
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In realtà, a prima vista l'atmosfera potrebbe sembrare quella dei bistrot della tradizione, se non fosse per i murales dipinti a mano che ritraggono ortaggi oversize nei toni del rosa intenso e del tortora. Un omaggio surreale alla terra da cui arrivano tutti gli ingredienti del menu, tra funghi vol-au-vent e carpaccio di sedano. Cottura a legna, tecniche di fermentazione e zero sprechi. Nell'ex cassaforte ci sono anche barattoli di conserve e sottaceti esposti come gioielli.
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#fayetoogood #ristorantilondra #vegetarianrestaurantlondon

In un panorama gastronomico in cui i locali vegetariani restano ancora una rarità, @holycarrotrestaurant è una bella novità nel quartiere di Spitalfields, a Londra, all'interno degli spazi di una banca. È anche il primo ristorante della designer inglese Faye Toogood (@t_o_o_g_o_o_d), che realizza un progetto quasi 'geologico', fatto di materiali semplici - linoleum, tela, legno, piastrelle - e forme scultoree.
In realtà, a prima vista l'atmosfera potrebbe sembrare quella dei bistrot della tradizione, se non fosse per i murales dipinti a mano che ritraggono ortaggi oversize nei toni del rosa intenso e del tortora. Un omaggio surreale alla terra da cui arrivano tutti gli ingredienti del menu, tra funghi vol-au-vent e carpaccio di sedano. Cottura a legna, tecniche di fermentazione e zero sprechi. Nell'ex cassaforte ci sono anche barattoli di conserve e sottaceti esposti come gioielli.
📷️ @olliegtomlinson
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#fayetoogood #ristorantilondra #vegetarianrestaurantlondon

In un panorama gastronomico in cui i locali vegetariani restano ancora una rarità, @holycarrotrestaurant è una bella novità nel quartiere di Spitalfields, a Londra, all'interno degli spazi di una banca. È anche il primo ristorante della designer inglese Faye Toogood (@t_o_o_g_o_o_d), che realizza un progetto quasi 'geologico', fatto di materiali semplici - linoleum, tela, legno, piastrelle - e forme scultoree.
In realtà, a prima vista l'atmosfera potrebbe sembrare quella dei bistrot della tradizione, se non fosse per i murales dipinti a mano che ritraggono ortaggi oversize nei toni del rosa intenso e del tortora. Un omaggio surreale alla terra da cui arrivano tutti gli ingredienti del menu, tra funghi vol-au-vent e carpaccio di sedano. Cottura a legna, tecniche di fermentazione e zero sprechi. Nell'ex cassaforte ci sono anche barattoli di conserve e sottaceti esposti come gioielli.
📷️ @olliegtomlinson
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Venerdì 6 giugno aprirà al pubblico il Serpentine Pavilion 2026 (@serpentineuk), progettato dallo studio di architettura messicano @lanzaatelier.
Per il progetto, giunto alla 25esima edizione, gli autori Isabel Abascal e Alessandro Arienzo hanno tratto ispirazione dal muro a serpentina o "crinkle-crankle" tipico della contea inglese del Suffolk, ma nato nell’antico Egitto. Li abbiamo intervistati durante l'anteprima per la stampa a Londra.
🔗 Leggi l'intervista al link in bio e su Living.corriere.it
✍️ @massimodeconti
📷️
1. © Pia Riverola
3, 5, 7, 9 © LANZA atelier, Photo Iwan Baan, Courtesy Serpentine.
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#serpentinepavilion2026 #serpentineuk #architetturalondra #lanzaaterlier

Venerdì 6 giugno aprirà al pubblico il Serpentine Pavilion 2026 (@serpentineuk), progettato dallo studio di architettura messicano @lanzaatelier.
Per il progetto, giunto alla 25esima edizione, gli autori Isabel Abascal e Alessandro Arienzo hanno tratto ispirazione dal muro a serpentina o "crinkle-crankle" tipico della contea inglese del Suffolk, ma nato nell’antico Egitto. Li abbiamo intervistati durante l'anteprima per la stampa a Londra.
🔗 Leggi l'intervista al link in bio e su Living.corriere.it
✍️ @massimodeconti
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1. © Pia Riverola
3, 5, 7, 9 © LANZA atelier, Photo Iwan Baan, Courtesy Serpentine.
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#serpentinepavilion2026 #serpentineuk #architetturalondra #lanzaaterlier

Venerdì 6 giugno aprirà al pubblico il Serpentine Pavilion 2026 (@serpentineuk), progettato dallo studio di architettura messicano @lanzaatelier.
Per il progetto, giunto alla 25esima edizione, gli autori Isabel Abascal e Alessandro Arienzo hanno tratto ispirazione dal muro a serpentina o "crinkle-crankle" tipico della contea inglese del Suffolk, ma nato nell’antico Egitto. Li abbiamo intervistati durante l'anteprima per la stampa a Londra.
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✍️ @massimodeconti
📷️
1. © Pia Riverola
3, 5, 7, 9 © LANZA atelier, Photo Iwan Baan, Courtesy Serpentine.
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#serpentinepavilion2026 #serpentineuk #architetturalondra #lanzaaterlier

Venerdì 6 giugno aprirà al pubblico il Serpentine Pavilion 2026 (@serpentineuk), progettato dallo studio di architettura messicano @lanzaatelier.
Per il progetto, giunto alla 25esima edizione, gli autori Isabel Abascal e Alessandro Arienzo hanno tratto ispirazione dal muro a serpentina o "crinkle-crankle" tipico della contea inglese del Suffolk, ma nato nell’antico Egitto. Li abbiamo intervistati durante l'anteprima per la stampa a Londra.
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✍️ @massimodeconti
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1. © Pia Riverola
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#serpentinepavilion2026 #serpentineuk #architetturalondra #lanzaaterlier

Venerdì 6 giugno aprirà al pubblico il Serpentine Pavilion 2026 (@serpentineuk), progettato dallo studio di architettura messicano @lanzaatelier.
Per il progetto, giunto alla 25esima edizione, gli autori Isabel Abascal e Alessandro Arienzo hanno tratto ispirazione dal muro a serpentina o "crinkle-crankle" tipico della contea inglese del Suffolk, ma nato nell’antico Egitto. Li abbiamo intervistati durante l'anteprima per la stampa a Londra.
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✍️ @massimodeconti
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1. © Pia Riverola
3, 5, 7, 9 © LANZA atelier, Photo Iwan Baan, Courtesy Serpentine.
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#serpentinepavilion2026 #serpentineuk #architetturalondra #lanzaaterlier

Venerdì 6 giugno aprirà al pubblico il Serpentine Pavilion 2026 (@serpentineuk), progettato dallo studio di architettura messicano @lanzaatelier.
Per il progetto, giunto alla 25esima edizione, gli autori Isabel Abascal e Alessandro Arienzo hanno tratto ispirazione dal muro a serpentina o "crinkle-crankle" tipico della contea inglese del Suffolk, ma nato nell’antico Egitto. Li abbiamo intervistati durante l'anteprima per la stampa a Londra.
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✍️ @massimodeconti
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1. © Pia Riverola
3, 5, 7, 9 © LANZA atelier, Photo Iwan Baan, Courtesy Serpentine.
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#serpentinepavilion2026 #serpentineuk #architetturalondra #lanzaaterlier

Venerdì 6 giugno aprirà al pubblico il Serpentine Pavilion 2026 (@serpentineuk), progettato dallo studio di architettura messicano @lanzaatelier.
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Venerdì 6 giugno aprirà al pubblico il Serpentine Pavilion 2026 (@serpentineuk), progettato dallo studio di architettura messicano @lanzaatelier.
Per il progetto, giunto alla 25esima edizione, gli autori Isabel Abascal e Alessandro Arienzo hanno tratto ispirazione dal muro a serpentina o "crinkle-crankle" tipico della contea inglese del Suffolk, ma nato nell’antico Egitto. Li abbiamo intervistati durante l'anteprima per la stampa a Londra.
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Venerdì 6 giugno aprirà al pubblico il Serpentine Pavilion 2026 (@serpentineuk), progettato dallo studio di architettura messicano @lanzaatelier.
Per il progetto, giunto alla 25esima edizione, gli autori Isabel Abascal e Alessandro Arienzo hanno tratto ispirazione dal muro a serpentina o "crinkle-crankle" tipico della contea inglese del Suffolk, ma nato nell’antico Egitto. Li abbiamo intervistati durante l'anteprima per la stampa a Londra.
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1. © Pia Riverola
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L'estate è un buon momento per coltivare le proprie passioni e imparare qualcosa di nuovo senza il ticchettio dell'orologio, magari condividendo l'esperienza con persone sconosciute e in contesti inusuali.
Abbiamo raccolto una selezione di mete speciali dove si organizzano workshop e laboratori 🌿
🔗 La selezione continua al link in bio e su Living.corriere.it
✍️ Luisa Castiglioni
In ordine di apparizione:
1. 📷 Daniela Germade ©CIRECA – Domaine de Boisbuchet
2. 📷 Marcelo Guajardo_©CIRECA_Domaine de Boisbuchet
4. 📷 Nicola Barbuto
5. 📷 Courtesy of Marea Art Project
6. 📷 @eleonoracerripecorella
7. 📷 Piermanuele Sberni / Makramè APS - Bosco Colto
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#workshopestate2026 #residenzeartistiche

L'estate è un buon momento per coltivare le proprie passioni e imparare qualcosa di nuovo senza il ticchettio dell'orologio, magari condividendo l'esperienza con persone sconosciute e in contesti inusuali.
Abbiamo raccolto una selezione di mete speciali dove si organizzano workshop e laboratori 🌿
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✍️ Luisa Castiglioni
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1. 📷 Daniela Germade ©CIRECA – Domaine de Boisbuchet
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#workshopestate2026 #residenzeartistiche

L'estate è un buon momento per coltivare le proprie passioni e imparare qualcosa di nuovo senza il ticchettio dell'orologio, magari condividendo l'esperienza con persone sconosciute e in contesti inusuali.
Abbiamo raccolto una selezione di mete speciali dove si organizzano workshop e laboratori 🌿
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2. 📷 Marcelo Guajardo_©CIRECA_Domaine de Boisbuchet
4. 📷 Nicola Barbuto
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7. 📷 Piermanuele Sberni / Makramè APS - Bosco Colto
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L'estate è un buon momento per coltivare le proprie passioni e imparare qualcosa di nuovo senza il ticchettio dell'orologio, magari condividendo l'esperienza con persone sconosciute e in contesti inusuali.
Abbiamo raccolto una selezione di mete speciali dove si organizzano workshop e laboratori 🌿
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✍️ Luisa Castiglioni
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4. 📷 Nicola Barbuto
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4. 📷 Nicola Barbuto
5. 📷 Courtesy of Marea Art Project
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7. 📷 Piermanuele Sberni / Makramè APS - Bosco Colto
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4. 📷 Nicola Barbuto
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Stile Mediterraneo e accenti afro si intrecciano tra le stanze di questo appartamento Anni 70 sul golfo del Tigullio. @atelier__nima ne ha condotto il rinnovamento con uno sguardo contemporaneo che omaggia le origini africane dei proprietari e abbraccia il blu dell'orizzonte senza cedere ai cliché della casa al mare.
La texture ruvida dell'intonaco bianco alle pareti e le piastrelle come onde grafiche fanno da sfondo agli arredi, nuove e vecchie icone del design rigorosamente sui toni del bianco, sabbia, blu e legno di noce canaletto.
Piccole sorprese décor: gli oblò nei bagni e le ante degli armadi rivestite con la carta da parati.
🔗 La gallery continua al link in bio e su Living.corriere.it
✍️ @mariangela_insana
📷️ Carolina Gheri (@gherigram)
Styling @rerumstudio
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#LivingHomes #casaalmare

Stile Mediterraneo e accenti afro si intrecciano tra le stanze di questo appartamento Anni 70 sul golfo del Tigullio. @atelier__nima ne ha condotto il rinnovamento con uno sguardo contemporaneo che omaggia le origini africane dei proprietari e abbraccia il blu dell'orizzonte senza cedere ai cliché della casa al mare.
La texture ruvida dell'intonaco bianco alle pareti e le piastrelle come onde grafiche fanno da sfondo agli arredi, nuove e vecchie icone del design rigorosamente sui toni del bianco, sabbia, blu e legno di noce canaletto.
Piccole sorprese décor: gli oblò nei bagni e le ante degli armadi rivestite con la carta da parati.
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✍️ @mariangela_insana
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Stile Mediterraneo e accenti afro si intrecciano tra le stanze di questo appartamento Anni 70 sul golfo del Tigullio. @atelier__nima ne ha condotto il rinnovamento con uno sguardo contemporaneo che omaggia le origini africane dei proprietari e abbraccia il blu dell'orizzonte senza cedere ai cliché della casa al mare.
La texture ruvida dell'intonaco bianco alle pareti e le piastrelle come onde grafiche fanno da sfondo agli arredi, nuove e vecchie icone del design rigorosamente sui toni del bianco, sabbia, blu e legno di noce canaletto.
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La texture ruvida dell'intonaco bianco alle pareti e le piastrelle come onde grafiche fanno da sfondo agli arredi, nuove e vecchie icone del design rigorosamente sui toni del bianco, sabbia, blu e legno di noce canaletto.
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La texture ruvida dell'intonaco bianco alle pareti e le piastrelle come onde grafiche fanno da sfondo agli arredi, nuove e vecchie icone del design rigorosamente sui toni del bianco, sabbia, blu e legno di noce canaletto.
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La texture ruvida dell'intonaco bianco alle pareti e le piastrelle come onde grafiche fanno da sfondo agli arredi, nuove e vecchie icone del design rigorosamente sui toni del bianco, sabbia, blu e legno di noce canaletto.
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La texture ruvida dell'intonaco bianco alle pareti e le piastrelle come onde grafiche fanno da sfondo agli arredi, nuove e vecchie icone del design rigorosamente sui toni del bianco, sabbia, blu e legno di noce canaletto.
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La texture ruvida dell'intonaco bianco alle pareti e le piastrelle come onde grafiche fanno da sfondo agli arredi, nuove e vecchie icone del design rigorosamente sui toni del bianco, sabbia, blu e legno di noce canaletto.
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Stile Mediterraneo e accenti afro si intrecciano tra le stanze di questo appartamento Anni 70 sul golfo del Tigullio. @atelier__nima ne ha condotto il rinnovamento con uno sguardo contemporaneo che omaggia le origini africane dei proprietari e abbraccia il blu dell'orizzonte senza cedere ai cliché della casa al mare.
La texture ruvida dell'intonaco bianco alle pareti e le piastrelle come onde grafiche fanno da sfondo agli arredi, nuove e vecchie icone del design rigorosamente sui toni del bianco, sabbia, blu e legno di noce canaletto.
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Un petalo alla volta, David Aliperti (@princemonkey) realizza sculture dalle forme intricate e fantasiose utilizzando la pasta di carta colorata, un materiale molto leggero che si asciuga all’aria e simile alla plastilina con cui giocano i bambini.
Al telefono da Parigi, dove attualmente vive, ci racconta la sua storia. Originario di Rio de Janeiro, a 17 anni vola – da solo – negli USA per trovare la sua strada. Sceglie la moda (collabora, tutt’oggi, con alcuni brand). «La mia carriera stava andando bene, ero felice». Nel 2017, un attacco cardiaco lo costringe a fermarsi. «Senza premeditazione, ho comprato la pasta di carta. Modellarla con le mani mi rilassava moltissimo. Non avevo pressioni, non avevo scadenze, solo un enorme piacere».
Inizia a fare oggetti, via via sempre più belli. Il primo corpus di opere per la galleria @somad.nyc di New York. Poi le esposizioni ad @alcova.milano e a Miami. «Le sculture destinate alla vendita le metto sotto vetro per proteggerle meglio. Anche a distanza di anni conservano colori intensi e texture vive. Tuttavia, non spingo troppo sulla commercializzazione. Per me il valore sta soprattutto nel processo. Mi capita di fare 300 petali, 500 palline tutte uguali. Una delle ultime creazioni è composta da ottomila microparticolari. Ho dovuto mettere un po’ di filo metallico per tenerli uniti. Di solito non lo faccio. È un lavoro fisico il mio, meccanico, ma anche meditativo».
🔗 L'articolo continua al link in bio e su Living.corriere.it
✍️ Elisabetta Colombo
📷️ 2. Soraya Zaman
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#davidaliperti #pastadicarta

Un petalo alla volta, David Aliperti (@princemonkey) realizza sculture dalle forme intricate e fantasiose utilizzando la pasta di carta colorata, un materiale molto leggero che si asciuga all’aria e simile alla plastilina con cui giocano i bambini.
Al telefono da Parigi, dove attualmente vive, ci racconta la sua storia. Originario di Rio de Janeiro, a 17 anni vola – da solo – negli USA per trovare la sua strada. Sceglie la moda (collabora, tutt’oggi, con alcuni brand). «La mia carriera stava andando bene, ero felice». Nel 2017, un attacco cardiaco lo costringe a fermarsi. «Senza premeditazione, ho comprato la pasta di carta. Modellarla con le mani mi rilassava moltissimo. Non avevo pressioni, non avevo scadenze, solo un enorme piacere».
Inizia a fare oggetti, via via sempre più belli. Il primo corpus di opere per la galleria @somad.nyc di New York. Poi le esposizioni ad @alcova.milano e a Miami. «Le sculture destinate alla vendita le metto sotto vetro per proteggerle meglio. Anche a distanza di anni conservano colori intensi e texture vive. Tuttavia, non spingo troppo sulla commercializzazione. Per me il valore sta soprattutto nel processo. Mi capita di fare 300 petali, 500 palline tutte uguali. Una delle ultime creazioni è composta da ottomila microparticolari. Ho dovuto mettere un po’ di filo metallico per tenerli uniti. Di solito non lo faccio. È un lavoro fisico il mio, meccanico, ma anche meditativo».
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✍️ Elisabetta Colombo
📷️ 2. Soraya Zaman
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Un petalo alla volta, David Aliperti (@princemonkey) realizza sculture dalle forme intricate e fantasiose utilizzando la pasta di carta colorata, un materiale molto leggero che si asciuga all’aria e simile alla plastilina con cui giocano i bambini.
Al telefono da Parigi, dove attualmente vive, ci racconta la sua storia. Originario di Rio de Janeiro, a 17 anni vola – da solo – negli USA per trovare la sua strada. Sceglie la moda (collabora, tutt’oggi, con alcuni brand). «La mia carriera stava andando bene, ero felice». Nel 2017, un attacco cardiaco lo costringe a fermarsi. «Senza premeditazione, ho comprato la pasta di carta. Modellarla con le mani mi rilassava moltissimo. Non avevo pressioni, non avevo scadenze, solo un enorme piacere».
Inizia a fare oggetti, via via sempre più belli. Il primo corpus di opere per la galleria @somad.nyc di New York. Poi le esposizioni ad @alcova.milano e a Miami. «Le sculture destinate alla vendita le metto sotto vetro per proteggerle meglio. Anche a distanza di anni conservano colori intensi e texture vive. Tuttavia, non spingo troppo sulla commercializzazione. Per me il valore sta soprattutto nel processo. Mi capita di fare 300 petali, 500 palline tutte uguali. Una delle ultime creazioni è composta da ottomila microparticolari. Ho dovuto mettere un po’ di filo metallico per tenerli uniti. Di solito non lo faccio. È un lavoro fisico il mio, meccanico, ma anche meditativo».
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#davidaliperti #pastadicarta

Un petalo alla volta, David Aliperti (@princemonkey) realizza sculture dalle forme intricate e fantasiose utilizzando la pasta di carta colorata, un materiale molto leggero che si asciuga all’aria e simile alla plastilina con cui giocano i bambini.
Al telefono da Parigi, dove attualmente vive, ci racconta la sua storia. Originario di Rio de Janeiro, a 17 anni vola – da solo – negli USA per trovare la sua strada. Sceglie la moda (collabora, tutt’oggi, con alcuni brand). «La mia carriera stava andando bene, ero felice». Nel 2017, un attacco cardiaco lo costringe a fermarsi. «Senza premeditazione, ho comprato la pasta di carta. Modellarla con le mani mi rilassava moltissimo. Non avevo pressioni, non avevo scadenze, solo un enorme piacere».
Inizia a fare oggetti, via via sempre più belli. Il primo corpus di opere per la galleria @somad.nyc di New York. Poi le esposizioni ad @alcova.milano e a Miami. «Le sculture destinate alla vendita le metto sotto vetro per proteggerle meglio. Anche a distanza di anni conservano colori intensi e texture vive. Tuttavia, non spingo troppo sulla commercializzazione. Per me il valore sta soprattutto nel processo. Mi capita di fare 300 petali, 500 palline tutte uguali. Una delle ultime creazioni è composta da ottomila microparticolari. Ho dovuto mettere un po’ di filo metallico per tenerli uniti. Di solito non lo faccio. È un lavoro fisico il mio, meccanico, ma anche meditativo».
🔗 L'articolo continua al link in bio e su Living.corriere.it
✍️ Elisabetta Colombo
📷️ 2. Soraya Zaman
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#davidaliperti #pastadicarta

Un petalo alla volta, David Aliperti (@princemonkey) realizza sculture dalle forme intricate e fantasiose utilizzando la pasta di carta colorata, un materiale molto leggero che si asciuga all’aria e simile alla plastilina con cui giocano i bambini.
Al telefono da Parigi, dove attualmente vive, ci racconta la sua storia. Originario di Rio de Janeiro, a 17 anni vola – da solo – negli USA per trovare la sua strada. Sceglie la moda (collabora, tutt’oggi, con alcuni brand). «La mia carriera stava andando bene, ero felice». Nel 2017, un attacco cardiaco lo costringe a fermarsi. «Senza premeditazione, ho comprato la pasta di carta. Modellarla con le mani mi rilassava moltissimo. Non avevo pressioni, non avevo scadenze, solo un enorme piacere».
Inizia a fare oggetti, via via sempre più belli. Il primo corpus di opere per la galleria @somad.nyc di New York. Poi le esposizioni ad @alcova.milano e a Miami. «Le sculture destinate alla vendita le metto sotto vetro per proteggerle meglio. Anche a distanza di anni conservano colori intensi e texture vive. Tuttavia, non spingo troppo sulla commercializzazione. Per me il valore sta soprattutto nel processo. Mi capita di fare 300 petali, 500 palline tutte uguali. Una delle ultime creazioni è composta da ottomila microparticolari. Ho dovuto mettere un po’ di filo metallico per tenerli uniti. Di solito non lo faccio. È un lavoro fisico il mio, meccanico, ma anche meditativo».
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