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angelo_cami_

Angelo Camillieri

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Giulia

Nelle Valli di Comacchio
@giuliaselavy


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Aprile. In questo mese ho iniziato due nuovi progetti che vedrete a settembre. Uno riguarda un bosco urbano dimenticato dai cementificatori (quelli che camminano sempre abbronzati nelle nostre città) e l'altro, le opere di Andrea Marinelli (sculture, dispositivi, mantelli di plastica, tessuti di ferro)indossate ad un maschera del teatro giapponese di Butoh


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3 weeks ago

Aprile. In questo mese ho iniziato due nuovi progetti che vedrete a settembre. Uno riguarda un bosco urbano dimenticato dai cementificatori (quelli che camminano sempre abbronzati nelle nostre città) e l'altro, le opere di Andrea Marinelli (sculture, dispositivi, mantelli di plastica, tessuti di ferro)indossate ad un maschera del teatro giapponese di Butoh


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Aprile. In questo mese ho iniziato due nuovi progetti che vedrete a settembre. Uno riguarda un bosco urbano dimenticato dai cementificatori (quelli che camminano sempre abbronzati nelle nostre città) e l'altro, le opere di Andrea Marinelli (sculture, dispositivi, mantelli di plastica, tessuti di ferro)indossate ad un maschera del teatro giapponese di Butoh


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Aprile. In questo mese ho iniziato due nuovi progetti che vedrete a settembre. Uno riguarda un bosco urbano dimenticato dai cementificatori (quelli che camminano sempre abbronzati nelle nostre città) e l'altro, le opere di Andrea Marinelli (sculture, dispositivi, mantelli di plastica, tessuti di ferro)indossate ad un maschera del teatro giapponese di Butoh


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Aprile. In questo mese ho iniziato due nuovi progetti che vedrete a settembre. Uno riguarda un bosco urbano dimenticato dai cementificatori (quelli che camminano sempre abbronzati nelle nostre città) e l'altro, le opere di Andrea Marinelli (sculture, dispositivi, mantelli di plastica, tessuti di ferro)indossate ad un maschera del teatro giapponese di Butoh


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Ho rivisto Berlino con gli occhi di due fuggitivi che, con passo lento dovettero riscoprire la propria città per fuggirsene via. Adesso me li immagino all’ombra dei nuovi palazzi, alla ricerca di un loro spazio in un presente che non si sarebbero mai immaginati. Dove, quel tragico passato è stato musealizzato e lanciato in pasto ai cellulari dei turisti, abbracciati a quelle tracce ancora presenti di muro; sorridenti, in posa al Checkpoint Charlie e tra il filo spinato che fa da cornice a qualche cimelio di guerra. Cosa scriverebbero oggi Hanna e Oscar nelle loro lettere? Per loro la città finiva dove iniziava il muro, adesso saprebbero riconoscere l’est dall’ovest?

⚡Link in Bio per l'articolo completo 📸🖊️

❤️ Grazie di cuore a @fabrizia_mira e @marieclaireitaliache mi permettono di raccontare i miei viaggi.


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1 years ago

Ho rivisto Berlino con gli occhi di due fuggitivi che, con passo lento dovettero riscoprire la propria città per fuggirsene via. Adesso me li immagino all’ombra dei nuovi palazzi, alla ricerca di un loro spazio in un presente che non si sarebbero mai immaginati. Dove, quel tragico passato è stato musealizzato e lanciato in pasto ai cellulari dei turisti, abbracciati a quelle tracce ancora presenti di muro; sorridenti, in posa al Checkpoint Charlie e tra il filo spinato che fa da cornice a qualche cimelio di guerra. Cosa scriverebbero oggi Hanna e Oscar nelle loro lettere? Per loro la città finiva dove iniziava il muro, adesso saprebbero riconoscere l’est dall’ovest?

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tripletta senza senso parigi amsterdam palermo

con @angelo_cami_ 📸

grazie, vado a dormire


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5 months ago

tripletta senza senso parigi amsterdam palermo

con @angelo_cami_ 📸

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Hassan vive in un antico villaggio berbero sui monti Atlas, è nato e cresciuto in un paesaggio che non è mai cambiato. Ogni giorno percorre un breve tratto dell’unica strada che lo ricollega ad un mondo che non può conoscere, calpesta insieme al suo bastone l’unico segno di una modernità che può solo immaginare. Si sveglia all’alba, ne percorre un tratto di un chilometro, seguito dal suo gregge di pecore, per poi imboccare un sentiero che nessuno a parte lui può riconoscere. Sale sulla prima altura di pietra rossastra per poi scomparire nella nebbia mattutina e ritornare all’imbrunire della sera. Ai miei occhi quel paesaggio è diviso da una semplice strada, che il padre ha visto costruire e che non si stanca mai di raccontarlo. Ma per Hassan e le sue sorelle quella strada è qualcosa di più profondo, una sorta di entità in grado di insinuarsi nei loro sogni, come uno spiritello capace di riversare nella propria mente immagini di mondi lontani, provocando sentimenti distopici, mischiati tra paure e speranze. Sanno che la storia della loro famiglia è divisa in due tempi: prima e dopo la costruzione di quella strada. Si, perché quel nuovo elemento ha rischiato di spezzare un equilibrio durato millenni.

Quando la sera torna stanco, dopo aver percorso chilometri tra le alture, mentre l’asfalto cambia colore con l’imbrunire, in lontananza sembra una lastra di vetro, una lama di luce rossastra. Nella testa di Hassan compaiono tutti quei mondi lontani che conosce solo dai racconti di chi è andato via e poi tornato. Quella strada è la N9, l’unico elemento geometrico, lineare in grado di dare coordinate semplici, da una parte l’est dall’altra l’ovest. Troppo semplice per Hassan che invece si muove senza difficoltà in paesaggi dove tutto è informe e confuso, un caos di rocce aguzze, cespugli, sabbia, terra rossa, sentieri dimenticati, vette innevate e fossili marini. Hassan riconosce ogni forma di quel paesaggio, impossibile perdersi con lui. Al contrario la semplicità di quella linea retta, riesce a incutergli un profondo timore.

Grazie di cuore a @marieclaireitalia

L'articolo completo e tutte le foto le trovate nel link in bio ⚡📸🖊️


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11 months ago

Hassan vive in un antico villaggio berbero sui monti Atlas, è nato e cresciuto in un paesaggio che non è mai cambiato. Ogni giorno percorre un breve tratto dell’unica strada che lo ricollega ad un mondo che non può conoscere, calpesta insieme al suo bastone l’unico segno di una modernità che può solo immaginare. Si sveglia all’alba, ne percorre un tratto di un chilometro, seguito dal suo gregge di pecore, per poi imboccare un sentiero che nessuno a parte lui può riconoscere. Sale sulla prima altura di pietra rossastra per poi scomparire nella nebbia mattutina e ritornare all’imbrunire della sera. Ai miei occhi quel paesaggio è diviso da una semplice strada, che il padre ha visto costruire e che non si stanca mai di raccontarlo. Ma per Hassan e le sue sorelle quella strada è qualcosa di più profondo, una sorta di entità in grado di insinuarsi nei loro sogni, come uno spiritello capace di riversare nella propria mente immagini di mondi lontani, provocando sentimenti distopici, mischiati tra paure e speranze. Sanno che la storia della loro famiglia è divisa in due tempi: prima e dopo la costruzione di quella strada. Si, perché quel nuovo elemento ha rischiato di spezzare un equilibrio durato millenni.

Quando la sera torna stanco, dopo aver percorso chilometri tra le alture, mentre l’asfalto cambia colore con l’imbrunire, in lontananza sembra una lastra di vetro, una lama di luce rossastra. Nella testa di Hassan compaiono tutti quei mondi lontani che conosce solo dai racconti di chi è andato via e poi tornato. Quella strada è la N9, l’unico elemento geometrico, lineare in grado di dare coordinate semplici, da una parte l’est dall’altra l’ovest. Troppo semplice per Hassan che invece si muove senza difficoltà in paesaggi dove tutto è informe e confuso, un caos di rocce aguzze, cespugli, sabbia, terra rossa, sentieri dimenticati, vette innevate e fossili marini. Hassan riconosce ogni forma di quel paesaggio, impossibile perdersi con lui. Al contrario la semplicità di quella linea retta, riesce a incutergli un profondo timore.

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Hassan vive in un antico villaggio berbero sui monti Atlas, è nato e cresciuto in un paesaggio che non è mai cambiato. Ogni giorno percorre un breve tratto dell’unica strada che lo ricollega ad un mondo che non può conoscere, calpesta insieme al suo bastone l’unico segno di una modernità che può solo immaginare. Si sveglia all’alba, ne percorre un tratto di un chilometro, seguito dal suo gregge di pecore, per poi imboccare un sentiero che nessuno a parte lui può riconoscere. Sale sulla prima altura di pietra rossastra per poi scomparire nella nebbia mattutina e ritornare all’imbrunire della sera. Ai miei occhi quel paesaggio è diviso da una semplice strada, che il padre ha visto costruire e che non si stanca mai di raccontarlo. Ma per Hassan e le sue sorelle quella strada è qualcosa di più profondo, una sorta di entità in grado di insinuarsi nei loro sogni, come uno spiritello capace di riversare nella propria mente immagini di mondi lontani, provocando sentimenti distopici, mischiati tra paure e speranze. Sanno che la storia della loro famiglia è divisa in due tempi: prima e dopo la costruzione di quella strada. Si, perché quel nuovo elemento ha rischiato di spezzare un equilibrio durato millenni.

Quando la sera torna stanco, dopo aver percorso chilometri tra le alture, mentre l’asfalto cambia colore con l’imbrunire, in lontananza sembra una lastra di vetro, una lama di luce rossastra. Nella testa di Hassan compaiono tutti quei mondi lontani che conosce solo dai racconti di chi è andato via e poi tornato. Quella strada è la N9, l’unico elemento geometrico, lineare in grado di dare coordinate semplici, da una parte l’est dall’altra l’ovest. Troppo semplice per Hassan che invece si muove senza difficoltà in paesaggi dove tutto è informe e confuso, un caos di rocce aguzze, cespugli, sabbia, terra rossa, sentieri dimenticati, vette innevate e fossili marini. Hassan riconosce ogni forma di quel paesaggio, impossibile perdersi con lui. Al contrario la semplicità di quella linea retta, riesce a incutergli un profondo timore.

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11 months ago

Hassan vive in un antico villaggio berbero sui monti Atlas, è nato e cresciuto in un paesaggio che non è mai cambiato. Ogni giorno percorre un breve tratto dell’unica strada che lo ricollega ad un mondo che non può conoscere, calpesta insieme al suo bastone l’unico segno di una modernità che può solo immaginare. Si sveglia all’alba, ne percorre un tratto di un chilometro, seguito dal suo gregge di pecore, per poi imboccare un sentiero che nessuno a parte lui può riconoscere. Sale sulla prima altura di pietra rossastra per poi scomparire nella nebbia mattutina e ritornare all’imbrunire della sera. Ai miei occhi quel paesaggio è diviso da una semplice strada, che il padre ha visto costruire e che non si stanca mai di raccontarlo. Ma per Hassan e le sue sorelle quella strada è qualcosa di più profondo, una sorta di entità in grado di insinuarsi nei loro sogni, come uno spiritello capace di riversare nella propria mente immagini di mondi lontani, provocando sentimenti distopici, mischiati tra paure e speranze. Sanno che la storia della loro famiglia è divisa in due tempi: prima e dopo la costruzione di quella strada. Si, perché quel nuovo elemento ha rischiato di spezzare un equilibrio durato millenni.

Quando la sera torna stanco, dopo aver percorso chilometri tra le alture, mentre l’asfalto cambia colore con l’imbrunire, in lontananza sembra una lastra di vetro, una lama di luce rossastra. Nella testa di Hassan compaiono tutti quei mondi lontani che conosce solo dai racconti di chi è andato via e poi tornato. Quella strada è la N9, l’unico elemento geometrico, lineare in grado di dare coordinate semplici, da una parte l’est dall’altra l’ovest. Troppo semplice per Hassan che invece si muove senza difficoltà in paesaggi dove tutto è informe e confuso, un caos di rocce aguzze, cespugli, sabbia, terra rossa, sentieri dimenticati, vette innevate e fossili marini. Hassan riconosce ogni forma di quel paesaggio, impossibile perdersi con lui. Al contrario la semplicità di quella linea retta, riesce a incutergli un profondo timore.

Grazie di cuore a @marieclaireitalia

L'articolo completo e tutte le foto le trovate nel link in bio ⚡📸🖊️


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11 months ago

Hassan vive in un antico villaggio berbero sui monti Atlas, è nato e cresciuto in un paesaggio che non è mai cambiato. Ogni giorno percorre un breve tratto dell’unica strada che lo ricollega ad un mondo che non può conoscere, calpesta insieme al suo bastone l’unico segno di una modernità che può solo immaginare. Si sveglia all’alba, ne percorre un tratto di un chilometro, seguito dal suo gregge di pecore, per poi imboccare un sentiero che nessuno a parte lui può riconoscere. Sale sulla prima altura di pietra rossastra per poi scomparire nella nebbia mattutina e ritornare all’imbrunire della sera. Ai miei occhi quel paesaggio è diviso da una semplice strada, che il padre ha visto costruire e che non si stanca mai di raccontarlo. Ma per Hassan e le sue sorelle quella strada è qualcosa di più profondo, una sorta di entità in grado di insinuarsi nei loro sogni, come uno spiritello capace di riversare nella propria mente immagini di mondi lontani, provocando sentimenti distopici, mischiati tra paure e speranze. Sanno che la storia della loro famiglia è divisa in due tempi: prima e dopo la costruzione di quella strada. Si, perché quel nuovo elemento ha rischiato di spezzare un equilibrio durato millenni.

Quando la sera torna stanco, dopo aver percorso chilometri tra le alture, mentre l’asfalto cambia colore con l’imbrunire, in lontananza sembra una lastra di vetro, una lama di luce rossastra. Nella testa di Hassan compaiono tutti quei mondi lontani che conosce solo dai racconti di chi è andato via e poi tornato. Quella strada è la N9, l’unico elemento geometrico, lineare in grado di dare coordinate semplici, da una parte l’est dall’altra l’ovest. Troppo semplice per Hassan che invece si muove senza difficoltà in paesaggi dove tutto è informe e confuso, un caos di rocce aguzze, cespugli, sabbia, terra rossa, sentieri dimenticati, vette innevate e fossili marini. Hassan riconosce ogni forma di quel paesaggio, impossibile perdersi con lui. Al contrario la semplicità di quella linea retta, riesce a incutergli un profondo timore.

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11 months ago

Egitto, 2025.
La luce del sole piano piano bagna il fiume, i pescatori tutt’intorno muovono le loro barche e il canto del muezzin sovrasta tutto. Mi aspettano le prime meraviglie, quelle che dai libri di scuola vedi in piccole miniature e che adesso finalmente vedrò nella loro immensità, facendomi sentire sempre più piccolo. Mi riferisco ai templi di Karnak e di Luxor, costruiti come luoghi di culto, dedicati al dio Amon-Ra, unione di Amon, dio dell’aria e del vento, con Ra il dio del sole. Le immense colonne sovrastano il cielo, i capitelli a forma di foglie di papiro sporgono come foglie vere da un albero. I colossi di monoliti di pietra ti raccontano di un mondo magico, di faraoni diventati divinità in grado di toglie e dare la vita. Razionalizzo che i miei piedi battono sulla pietra più antica dove io sia mai salito; di granito rosa, la stessa pietra che per millenni è stata scolpita e intagliata minuziosamente. Gli egizi, imitando il loro fiume hanno scavato e rimodellando la stessa pietra con la medesima forza. Impossibile non rendersi conto dello splendore come è impossibile non pensare alle milioni di persone che nei millenni hanno attraversato questi luoghi.

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1 years ago

Egitto, 2025.
La luce del sole piano piano bagna il fiume, i pescatori tutt’intorno muovono le loro barche e il canto del muezzin sovrasta tutto. Mi aspettano le prime meraviglie, quelle che dai libri di scuola vedi in piccole miniature e che adesso finalmente vedrò nella loro immensità, facendomi sentire sempre più piccolo. Mi riferisco ai templi di Karnak e di Luxor, costruiti come luoghi di culto, dedicati al dio Amon-Ra, unione di Amon, dio dell’aria e del vento, con Ra il dio del sole. Le immense colonne sovrastano il cielo, i capitelli a forma di foglie di papiro sporgono come foglie vere da un albero. I colossi di monoliti di pietra ti raccontano di un mondo magico, di faraoni diventati divinità in grado di toglie e dare la vita. Razionalizzo che i miei piedi battono sulla pietra più antica dove io sia mai salito; di granito rosa, la stessa pietra che per millenni è stata scolpita e intagliata minuziosamente. Gli egizi, imitando il loro fiume hanno scavato e rimodellando la stessa pietra con la medesima forza. Impossibile non rendersi conto dello splendore come è impossibile non pensare alle milioni di persone che nei millenni hanno attraversato questi luoghi.

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Egitto, 2025.
La luce del sole piano piano bagna il fiume, i pescatori tutt’intorno muovono le loro barche e il canto del muezzin sovrasta tutto. Mi aspettano le prime meraviglie, quelle che dai libri di scuola vedi in piccole miniature e che adesso finalmente vedrò nella loro immensità, facendomi sentire sempre più piccolo. Mi riferisco ai templi di Karnak e di Luxor, costruiti come luoghi di culto, dedicati al dio Amon-Ra, unione di Amon, dio dell’aria e del vento, con Ra il dio del sole. Le immense colonne sovrastano il cielo, i capitelli a forma di foglie di papiro sporgono come foglie vere da un albero. I colossi di monoliti di pietra ti raccontano di un mondo magico, di faraoni diventati divinità in grado di toglie e dare la vita. Razionalizzo che i miei piedi battono sulla pietra più antica dove io sia mai salito; di granito rosa, la stessa pietra che per millenni è stata scolpita e intagliata minuziosamente. Gli egizi, imitando il loro fiume hanno scavato e rimodellando la stessa pietra con la medesima forza. Impossibile non rendersi conto dello splendore come è impossibile non pensare alle milioni di persone che nei millenni hanno attraversato questi luoghi.

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Egitto, 2025.
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1 years ago

Re nebbia nella sua laguna

"Ripeto: acqua è uguale a tempo, e l’acqua offre alla bellezza il suo doppio. Noi, fatti in parte d’acqua, serviamo alla bellezza allo stesso modo. Toccando l’acqua, questa città migliora l’aspetto del tempo, abbellisce il futuro. Ecco la funzione di questa città nell’universo. Perché la città è statica mentre noi siamo in movimento. La lacrima ne è la dimostrazione. Perché noi andiamo e la bellezza resta. Perché noi siamo diretti verso il futuro mentre la bellezza è l’eterno presente. La lacrima è una regressione, un omaggio del futuro al passato. Ovvero è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore: la bellezza all’uomo. Lo stesso vale per l’amore, perché anche l’amore è superiore, anch’esso è più grande di chi ama."

Iosif Brodskij Fondamenta degli incurabili 1989


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1 years ago

Chi fu? Traslato tutto in un passato già irrecuperabile. Inquadro, metto a fuoco e scatto; l’otturatore della mia vecchia fotocamera produce il suo solito fracasso: - Chi fu!? – Nonna, scattai una foto! L’evento si abissa subito in un tempo che è già lontano, lontanissimo, remoto. Come se la scelta del verbo potesse irridere il tempo, quello del presente, svuotarlo di quella sua tracotanza e imponenza. Una sorta di scongiuro verso l’imminente catastrofe. Forse troppi anni di dominazioni per pensare a qualcosa di positivo. Ci fidiamo ancora troppo poco? La lingua ce lo ricorda. Obbligandoci poi a dire che ‘a megghiu parola è chidda ca’ un si dice (il concetto più prezioso è quello che teniamo per noi). Ma, a discapito di ogni scongiuro, anche in un’isola il presente irrompe prepotente, portandosi dietro il suo temibile futuro..

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Grazie a @marieclaireitalia @fabrizia_mira

#analogphotography #travelphotography #writerlife #sicilytravel #sicily #kodakportra400 #reportage #photoreportage #c41magazine #climatechange


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2 years ago

Chi fu? Traslato tutto in un passato già irrecuperabile. Inquadro, metto a fuoco e scatto; l’otturatore della mia vecchia fotocamera produce il suo solito fracasso: - Chi fu!? – Nonna, scattai una foto! L’evento si abissa subito in un tempo che è già lontano, lontanissimo, remoto. Come se la scelta del verbo potesse irridere il tempo, quello del presente, svuotarlo di quella sua tracotanza e imponenza. Una sorta di scongiuro verso l’imminente catastrofe. Forse troppi anni di dominazioni per pensare a qualcosa di positivo. Ci fidiamo ancora troppo poco? La lingua ce lo ricorda. Obbligandoci poi a dire che ‘a megghiu parola è chidda ca’ un si dice (il concetto più prezioso è quello che teniamo per noi). Ma, a discapito di ogni scongiuro, anche in un’isola il presente irrompe prepotente, portandosi dietro il suo temibile futuro..

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Questa storia ambientata in Sicilia non ha che fare con gli odori, i sapori del suo mare e della sua terra, con le buone fritture di pesce o la ricotta dolce. Questa storia nasce da coordinate gps poco ricercate, fuori dagli itinerari turistici, nella Sicilia continentale, quella Sicilia che non si vede. Mi ha portato qui l’inverno.

Grazie a @marieclaireitalia che mi ha permesso di raccontare una piccola Asia

📸🖋️Tutto l'articolo e le foto le trovate nel mio link in bio

#travelphotography #sicily #analogue_people #analogphotography #somewheremagazine #photojournalism #photoreportage #reportage


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1
2 years ago

Questa storia ambientata in Sicilia non ha che fare con gli odori, i sapori del suo mare e della sua terra, con le buone fritture di pesce o la ricotta dolce. Questa storia nasce da coordinate gps poco ricercate, fuori dagli itinerari turistici, nella Sicilia continentale, quella Sicilia che non si vede. Mi ha portato qui l’inverno.

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Il mio ultimo articolo su New York per @marieclaireitalia
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#newyork #cavieproject #somewheremagazine #analogphotography #analogue_people #kodakportra400 #photojournalism #newyorkcity #newyorkphotographer


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Troverete il racconto su @marieclaireitalia

#italytravel #naturephotography #naturestory
#filmphotography #cavieproject #etczine


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2 years ago

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Story Save - Best free tool for saving Stories, Reels, Photos, Videos, Highlights, IGTV to your phone.

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