Giulia Colangelo
abruzzese a Roma per la grande bellezza 🎥
50% spiritual 50% mo te meno
@ziggys__space

nel 1947, Alda Merini, a sedici anni viene internata per la prima volta nella clinica psichiatrica villa turro, dove le viene diagnosticato il disturbo bipolare.
il bipolarismo, detto anche psicosi maniaco-depressiva è una patologia caratterizzata da una alternanza anomala fra eccitamento/euforia (mania) e la depressione.
nel 1964 viene nuovamente internata, per volere del marito, nell’ospedale psichiatrico “paolo pini” di milano dove rimase, tra dimissioni e ricoveri, per dodici anni. da quel momento per la poetessa il mondo si divise tra “il dentro” e “il fuori” della casa di cura e anni dopo in un’intervista si definirà “la donna con il manicomio dentro”.
il suo talento per la scrittura, a differenza degli altri pazienti, le ha permesso, una volta dimessa, di poter testimoniare gli orrori vissuti in manicomio. la poetessa ha definito gli ospedali psichiatrici.
“In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture. Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbruttire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento. Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra”.
io sono Giulia e soffro del disturbo bipolare di tipo 1. impariamo dalle grandi menti, in modo che quello che è stato non rappresenti il nostro futuro. le malattie mentali possono essere curate, ma la nostra società ci metterà tanto per capirlo e ancora di più la sanità. sforziamoci nel nostro piccolo di informarci e informare il prossimo su quelle che sono patologie mentali che vanno prese sul serio e curate, affinché si rispetti il diritto alla salute.
Alda Merini è un chiaro esempio di coraggio e perseveranza, perché nonostante i 46 elettroshock, ha continuato a parlare ed informare riguardo questa tematica. soprattutto oggi, sentiamoci tutti un po' di più Alda Merini.

25 DICEMBRE [from archive]
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Oggi 15 Marzo vorrei dare il mio contributo e testimonianza, partendo da una domanda:
Come spieghi a chi non ha mai temuto la tavola che si può avere fame di 'fame'?
C’è una fase del disturbo alimentare in cui mangiare diventa un dovere logico, un compromesso con la sopravvivenza. Ma basta un nulla perché l’ingranaggio si inceppi di nuovo. In quel momento, la fame diventa terrore.
E quello stesso terrore ti nutre, riempiendoti lo stomaco e illudendoti che quel vuoto paradossalmente ti sazierà.
Dopo anni la consapevolezza di aver bisogno di cibo non mi aiuta, anzi, complica tutto: mi trascina in un conflitto brutale tra l’istinto di vita e una strana, silenziosa tentazione di morte.
Quando l'ansia morde, la gola si chiude e lo stomaco si ribella.
Lì inizia la mia battaglia.
Un boccone non è nutrimento: è una dichiarazione di guerra alla morte.
Prima di mangiare, visualizzo ciò che quel 'carburante' mi permetterà di vivere.
E allora, aprire la bocca diventa l’atto d’amore più rivoluzionario che io possa compiere.
Scelgo la vita, non per citazione cinematografica, ma perché ho conosciuto l’alternativa: restare a guardare il mondo che scorre senza potervi partecipare.
Quella bambina merita davvero di essere felice. Per questo lascio indietro ciò che per anni mi ha ferita, per accogliere finalmente la versione migliore di me.
💜🎗️
#salutementale #dca #15marzo #fiocchettolilla #disturbialimentari

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E quello stesso terrore ti nutre, riempiendoti lo stomaco e illudendoti che quel vuoto paradossalmente ti sazierà.
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Quando l'ansia morde, la gola si chiude e lo stomaco si ribella.
Lì inizia la mia battaglia.
Un boccone non è nutrimento: è una dichiarazione di guerra alla morte.
Prima di mangiare, visualizzo ciò che quel 'carburante' mi permetterà di vivere.
E allora, aprire la bocca diventa l’atto d’amore più rivoluzionario che io possa compiere.
Scelgo la vita, non per citazione cinematografica, ma perché ho conosciuto l’alternativa: restare a guardare il mondo che scorre senza potervi partecipare.
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non servono parole ma solo una canzone
(ce ne sono molte altre but questa è proprio nostra)
ciao illiot tvb
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