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Ilaria Maria Dondi

📚 Libere @einaudieditore
Reprocidio @utetlibri
✉️ 2 Newsletter: Rompere le Uova + AnomalIA. Umani in tempi artificiali
🫰 1 di @ilmaggiodimurgia

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«Perché non hai figli?»
È la domanda che pone molte di noi di fronte al dolore straziante di
un’assenza, che per alcune non è una scelta.
E anche quando di scelta si tratta, dover
continuamente rispondere a queste sollecitazioni, ti fa quanto meno sorgere un dubbio: «Ci sarà qualcosa di sbagliato in me?»

A seconda dei casi ti senti sfinita, arrabbiata, fuori tempo, strana; oppure peggio: ti senti rotta, una donna monca, una donna incompleta, una donn a metà.

Del resto, è così che la società fa sentire le donne senza figli che, a differenza di noi madri, non hanno mai potuto concedersi il lusso, nei secoli, di non essere consapevoli delle ragioni
volontarie o involontarie che le hanno portate a non avere figli.

***

📌 Quando esce il video del tuo TedX?
Me l'avete chiesto in molte (e in alcuni 😂).

📌 Beh, è uscito!
Ora spero sarete in molte e più di alcuni a correre a vederlo per intero (link in bio) e magari a diffonderlo, se vi sembra valga la pena.

I ringraziamenti li ho già fatti altrove, ma mi si perdonerà se taggo ancora con gratitudine e affetto non solo @tedxenna ma anche @laura_degli_specchi @simonepatrinicola @angelogulina @martynemme @manuel_cutaia @marutsuia @annadongarra e tutte le persone che hanno reso possibile questo.
Grazie per la cura, la stima e la dedizione a ciò che fate.

Grazie, di nuovo, alle persone con cui ho condivido questo palco importante: @walterbot.ai @elenagorettibp @thefrenchiegardener @ticidevoportare_insicilia @iosnoitalia @manolo_loop @bluval @bearcock @saradangelo.aracne @davide.guidara
@beercockismyrealsurname @pixel_shapes @emanueleprimavera

Fatemi sapere cosa ne pensate? Se vi va.
#ted #tedx


526
24
9 months ago


“Alla piccola Ilaria,
desiderante e ostinata”.

È la dedica che mi sono auto vergata sul frontespizio della prima copia del mio libro che ho ricevuto ieri e da ieri mi tengo stretta. 

Questo libro, che da oggi diventa vostro, è frutto di sei anni di studio, ascolto, e di tante, tantissime voci e storie di persone incontrare dal vivo, sui social, all’interno di collettivi e community. Sono in debito con ognuna di loro per avermi concesso tempo e cuore, desiderose non solo di rivendicare le proprie scelte o condizioni di (non) maternità, ma di aprirsi alle esperienze altrui con equità, eliminando per prime pregiudizi introiettati. A prescindere dalla nostra storia riproduttiva, è nell’unità dell’esperienza di tutte queste persone il senso profondo di queste pagine.

Sono stati sei anni fatti di momenti complessi, addirittura dolorosi e, se devo molto a @giulilaino senza la quale questo libro sarebbe ancora tra i file degli amori cui è mancato il coraggio, devo molto anche ad @alessandra_selmi di @loremipsumliterary senza la quale mi sarei persa per strada e nella mia perenne paura di non essere abbastanza. 


Grazie a @milo.soardi che dopo aver letto il manoscritto mi ha detto che è un libro che non giudica ma fa sentire accoltə, oltre le aspettative sociali, le etichette, i pregiudizi, le scelte o condizioni di vita. “Accogliente”, è l’aggettivo più bello che potessi ricevere.

Questo libro è dedicato a @michimurgia e anche a mia madre, Lucia Ferrari: per tutte le volte che ci siamo combattute, e al momento in cui abbiamo cominciato a vederci sospendendo il giudizio sulle scelte (o meno) dell’una o dell’altra. 


Grazie a @andreani_marco marito e padre di mio figlio, tra le altre cose, ma soprattutto migliore amico, alleato e compagno prediletto di brindisi e vita: tu, hai sempre saputo.

Chiudo con un augurio a me, perché oggi inizia un nuovo viaggio. 

Chissà che, anche grazie a queste mie parole, ne giungano altre: a sollevare dubbi, a reclamare spazi e chiedere rappresentazione, ad abbracciarsi o contraddirsi per crescere ancora. 


Con amore e rabbia,

Ilaria Maria Dondi

@einaudieditore


1.5K
98
2 years ago

“Alla piccola Ilaria,
desiderante e ostinata”.

È la dedica che mi sono auto vergata sul frontespizio della prima copia del mio libro che ho ricevuto ieri e da ieri mi tengo stretta. 

Questo libro, che da oggi diventa vostro, è frutto di sei anni di studio, ascolto, e di tante, tantissime voci e storie di persone incontrare dal vivo, sui social, all’interno di collettivi e community. Sono in debito con ognuna di loro per avermi concesso tempo e cuore, desiderose non solo di rivendicare le proprie scelte o condizioni di (non) maternità, ma di aprirsi alle esperienze altrui con equità, eliminando per prime pregiudizi introiettati. A prescindere dalla nostra storia riproduttiva, è nell’unità dell’esperienza di tutte queste persone il senso profondo di queste pagine.

Sono stati sei anni fatti di momenti complessi, addirittura dolorosi e, se devo molto a @giulilaino senza la quale questo libro sarebbe ancora tra i file degli amori cui è mancato il coraggio, devo molto anche ad @alessandra_selmi di @loremipsumliterary senza la quale mi sarei persa per strada e nella mia perenne paura di non essere abbastanza. 


Grazie a @milo.soardi che dopo aver letto il manoscritto mi ha detto che è un libro che non giudica ma fa sentire accoltə, oltre le aspettative sociali, le etichette, i pregiudizi, le scelte o condizioni di vita. “Accogliente”, è l’aggettivo più bello che potessi ricevere.

Questo libro è dedicato a @michimurgia e anche a mia madre, Lucia Ferrari: per tutte le volte che ci siamo combattute, e al momento in cui abbiamo cominciato a vederci sospendendo il giudizio sulle scelte (o meno) dell’una o dell’altra. 


Grazie a @andreani_marco marito e padre di mio figlio, tra le altre cose, ma soprattutto migliore amico, alleato e compagno prediletto di brindisi e vita: tu, hai sempre saputo.

Chiudo con un augurio a me, perché oggi inizia un nuovo viaggio. 

Chissà che, anche grazie a queste mie parole, ne giungano altre: a sollevare dubbi, a reclamare spazi e chiedere rappresentazione, ad abbracciarsi o contraddirsi per crescere ancora. 


Con amore e rabbia,

Ilaria Maria Dondi

@einaudieditore


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“Alla piccola Ilaria,
desiderante e ostinata”.

È la dedica che mi sono auto vergata sul frontespizio della prima copia del mio libro che ho ricevuto ieri e da ieri mi tengo stretta. 

Questo libro, che da oggi diventa vostro, è frutto di sei anni di studio, ascolto, e di tante, tantissime voci e storie di persone incontrare dal vivo, sui social, all’interno di collettivi e community. Sono in debito con ognuna di loro per avermi concesso tempo e cuore, desiderose non solo di rivendicare le proprie scelte o condizioni di (non) maternità, ma di aprirsi alle esperienze altrui con equità, eliminando per prime pregiudizi introiettati. A prescindere dalla nostra storia riproduttiva, è nell’unità dell’esperienza di tutte queste persone il senso profondo di queste pagine.

Sono stati sei anni fatti di momenti complessi, addirittura dolorosi e, se devo molto a @giulilaino senza la quale questo libro sarebbe ancora tra i file degli amori cui è mancato il coraggio, devo molto anche ad @alessandra_selmi di @loremipsumliterary senza la quale mi sarei persa per strada e nella mia perenne paura di non essere abbastanza. 


Grazie a @milo.soardi che dopo aver letto il manoscritto mi ha detto che è un libro che non giudica ma fa sentire accoltə, oltre le aspettative sociali, le etichette, i pregiudizi, le scelte o condizioni di vita. “Accogliente”, è l’aggettivo più bello che potessi ricevere.

Questo libro è dedicato a @michimurgia e anche a mia madre, Lucia Ferrari: per tutte le volte che ci siamo combattute, e al momento in cui abbiamo cominciato a vederci sospendendo il giudizio sulle scelte (o meno) dell’una o dell’altra. 


Grazie a @andreani_marco marito e padre di mio figlio, tra le altre cose, ma soprattutto migliore amico, alleato e compagno prediletto di brindisi e vita: tu, hai sempre saputo.

Chiudo con un augurio a me, perché oggi inizia un nuovo viaggio. 

Chissà che, anche grazie a queste mie parole, ne giungano altre: a sollevare dubbi, a reclamare spazi e chiedere rappresentazione, ad abbracciarsi o contraddirsi per crescere ancora. 


Con amore e rabbia,

Ilaria Maria Dondi

@einaudieditore


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“Alla piccola Ilaria,
desiderante e ostinata”.

È la dedica che mi sono auto vergata sul frontespizio della prima copia del mio libro che ho ricevuto ieri e da ieri mi tengo stretta. 

Questo libro, che da oggi diventa vostro, è frutto di sei anni di studio, ascolto, e di tante, tantissime voci e storie di persone incontrare dal vivo, sui social, all’interno di collettivi e community. Sono in debito con ognuna di loro per avermi concesso tempo e cuore, desiderose non solo di rivendicare le proprie scelte o condizioni di (non) maternità, ma di aprirsi alle esperienze altrui con equità, eliminando per prime pregiudizi introiettati. A prescindere dalla nostra storia riproduttiva, è nell’unità dell’esperienza di tutte queste persone il senso profondo di queste pagine.

Sono stati sei anni fatti di momenti complessi, addirittura dolorosi e, se devo molto a @giulilaino senza la quale questo libro sarebbe ancora tra i file degli amori cui è mancato il coraggio, devo molto anche ad @alessandra_selmi di @loremipsumliterary senza la quale mi sarei persa per strada e nella mia perenne paura di non essere abbastanza. 


Grazie a @milo.soardi che dopo aver letto il manoscritto mi ha detto che è un libro che non giudica ma fa sentire accoltə, oltre le aspettative sociali, le etichette, i pregiudizi, le scelte o condizioni di vita. “Accogliente”, è l’aggettivo più bello che potessi ricevere.

Questo libro è dedicato a @michimurgia e anche a mia madre, Lucia Ferrari: per tutte le volte che ci siamo combattute, e al momento in cui abbiamo cominciato a vederci sospendendo il giudizio sulle scelte (o meno) dell’una o dell’altra. 


Grazie a @andreani_marco marito e padre di mio figlio, tra le altre cose, ma soprattutto migliore amico, alleato e compagno prediletto di brindisi e vita: tu, hai sempre saputo.

Chiudo con un augurio a me, perché oggi inizia un nuovo viaggio. 

Chissà che, anche grazie a queste mie parole, ne giungano altre: a sollevare dubbi, a reclamare spazi e chiedere rappresentazione, ad abbracciarsi o contraddirsi per crescere ancora. 


Con amore e rabbia,

Ilaria Maria Dondi

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“Alla piccola Ilaria,
desiderante e ostinata”.

È la dedica che mi sono auto vergata sul frontespizio della prima copia del mio libro che ho ricevuto ieri e da ieri mi tengo stretta. 

Questo libro, che da oggi diventa vostro, è frutto di sei anni di studio, ascolto, e di tante, tantissime voci e storie di persone incontrare dal vivo, sui social, all’interno di collettivi e community. Sono in debito con ognuna di loro per avermi concesso tempo e cuore, desiderose non solo di rivendicare le proprie scelte o condizioni di (non) maternità, ma di aprirsi alle esperienze altrui con equità, eliminando per prime pregiudizi introiettati. A prescindere dalla nostra storia riproduttiva, è nell’unità dell’esperienza di tutte queste persone il senso profondo di queste pagine.

Sono stati sei anni fatti di momenti complessi, addirittura dolorosi e, se devo molto a @giulilaino senza la quale questo libro sarebbe ancora tra i file degli amori cui è mancato il coraggio, devo molto anche ad @alessandra_selmi di @loremipsumliterary senza la quale mi sarei persa per strada e nella mia perenne paura di non essere abbastanza. 


Grazie a @milo.soardi che dopo aver letto il manoscritto mi ha detto che è un libro che non giudica ma fa sentire accoltə, oltre le aspettative sociali, le etichette, i pregiudizi, le scelte o condizioni di vita. “Accogliente”, è l’aggettivo più bello che potessi ricevere.

Questo libro è dedicato a @michimurgia e anche a mia madre, Lucia Ferrari: per tutte le volte che ci siamo combattute, e al momento in cui abbiamo cominciato a vederci sospendendo il giudizio sulle scelte (o meno) dell’una o dell’altra. 


Grazie a @andreani_marco marito e padre di mio figlio, tra le altre cose, ma soprattutto migliore amico, alleato e compagno prediletto di brindisi e vita: tu, hai sempre saputo.

Chiudo con un augurio a me, perché oggi inizia un nuovo viaggio. 

Chissà che, anche grazie a queste mie parole, ne giungano altre: a sollevare dubbi, a reclamare spazi e chiedere rappresentazione, ad abbracciarsi o contraddirsi per crescere ancora. 


Con amore e rabbia,

Ilaria Maria Dondi

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“Alla piccola Ilaria,
desiderante e ostinata”.

È la dedica che mi sono auto vergata sul frontespizio della prima copia del mio libro che ho ricevuto ieri e da ieri mi tengo stretta. 

Questo libro, che da oggi diventa vostro, è frutto di sei anni di studio, ascolto, e di tante, tantissime voci e storie di persone incontrare dal vivo, sui social, all’interno di collettivi e community. Sono in debito con ognuna di loro per avermi concesso tempo e cuore, desiderose non solo di rivendicare le proprie scelte o condizioni di (non) maternità, ma di aprirsi alle esperienze altrui con equità, eliminando per prime pregiudizi introiettati. A prescindere dalla nostra storia riproduttiva, è nell’unità dell’esperienza di tutte queste persone il senso profondo di queste pagine.

Sono stati sei anni fatti di momenti complessi, addirittura dolorosi e, se devo molto a @giulilaino senza la quale questo libro sarebbe ancora tra i file degli amori cui è mancato il coraggio, devo molto anche ad @alessandra_selmi di @loremipsumliterary senza la quale mi sarei persa per strada e nella mia perenne paura di non essere abbastanza. 


Grazie a @milo.soardi che dopo aver letto il manoscritto mi ha detto che è un libro che non giudica ma fa sentire accoltə, oltre le aspettative sociali, le etichette, i pregiudizi, le scelte o condizioni di vita. “Accogliente”, è l’aggettivo più bello che potessi ricevere.

Questo libro è dedicato a @michimurgia e anche a mia madre, Lucia Ferrari: per tutte le volte che ci siamo combattute, e al momento in cui abbiamo cominciato a vederci sospendendo il giudizio sulle scelte (o meno) dell’una o dell’altra. 


Grazie a @andreani_marco marito e padre di mio figlio, tra le altre cose, ma soprattutto migliore amico, alleato e compagno prediletto di brindisi e vita: tu, hai sempre saputo.

Chiudo con un augurio a me, perché oggi inizia un nuovo viaggio. 

Chissà che, anche grazie a queste mie parole, ne giungano altre: a sollevare dubbi, a reclamare spazi e chiedere rappresentazione, ad abbracciarsi o contraddirsi per crescere ancora. 


Con amore e rabbia,

Ilaria Maria Dondi

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“Alla piccola Ilaria,
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È la dedica che mi sono auto vergata sul frontespizio della prima copia del mio libro che ho ricevuto ieri e da ieri mi tengo stretta. 

Questo libro, che da oggi diventa vostro, è frutto di sei anni di studio, ascolto, e di tante, tantissime voci e storie di persone incontrare dal vivo, sui social, all’interno di collettivi e community. Sono in debito con ognuna di loro per avermi concesso tempo e cuore, desiderose non solo di rivendicare le proprie scelte o condizioni di (non) maternità, ma di aprirsi alle esperienze altrui con equità, eliminando per prime pregiudizi introiettati. A prescindere dalla nostra storia riproduttiva, è nell’unità dell’esperienza di tutte queste persone il senso profondo di queste pagine.

Sono stati sei anni fatti di momenti complessi, addirittura dolorosi e, se devo molto a @giulilaino senza la quale questo libro sarebbe ancora tra i file degli amori cui è mancato il coraggio, devo molto anche ad @alessandra_selmi di @loremipsumliterary senza la quale mi sarei persa per strada e nella mia perenne paura di non essere abbastanza. 


Grazie a @milo.soardi che dopo aver letto il manoscritto mi ha detto che è un libro che non giudica ma fa sentire accoltə, oltre le aspettative sociali, le etichette, i pregiudizi, le scelte o condizioni di vita. “Accogliente”, è l’aggettivo più bello che potessi ricevere.

Questo libro è dedicato a @michimurgia e anche a mia madre, Lucia Ferrari: per tutte le volte che ci siamo combattute, e al momento in cui abbiamo cominciato a vederci sospendendo il giudizio sulle scelte (o meno) dell’una o dell’altra. 


Grazie a @andreani_marco marito e padre di mio figlio, tra le altre cose, ma soprattutto migliore amico, alleato e compagno prediletto di brindisi e vita: tu, hai sempre saputo.

Chiudo con un augurio a me, perché oggi inizia un nuovo viaggio. 

Chissà che, anche grazie a queste mie parole, ne giungano altre: a sollevare dubbi, a reclamare spazi e chiedere rappresentazione, ad abbracciarsi o contraddirsi per crescere ancora. 


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Ilaria Maria Dondi

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1.5K
98
2 years ago


📌 Il nuovo numero della mia #newsletter Rompere le Uova è fuori ora (LINK IN BIO).

E credo che affronti un tema di cui è tempo di parlare al d fuori delle frasi fatte e degli stereotipi.

Perché continuiamo a chiedere alle donne childless o childfree "Perché non hai figli?", come se fosse un'anomalia da passare al vaglio

Perché non chiediamo invece alle persone con figli (mi ci metto dentro!): "Perché hai/ vuoi #figli?".

Quando si fa questa domanda, succede una cosa strana: la maggior parte delle madri o dei padri cui è rivolta rimane interdetta. La sorpresa può durare pochi istanti, o più a lungo. Spesso arrivano risposte-scudo, sospese tra l’imbarazzo e il fastidio: “Perché sì”, “Perché è normale”, “In che senso? Ma che domanda è?”.

Effettivamente è una domanda che non si fa mai! Ed è ben strano, se ci si pensa: non siamo abituatə a interrogare il nostro desiderio, bensì la sua assenza.

E se, invece di chiedere 'Perché non vuoi figli?', chiedessimo 'Perché ne hai/ ne vuoi?'

📌 Dietro a questa newsletter ci sono anni di studio e interviste.

Per sostenere il mio lavoro, se ti va e se pensi che sia valido, puoi fare una (o tutte 😊) queste cose:

➡️ Iscriverti per ricevere anche i prossimi numeri (trovi il bottone viola per farlo anche in questo numero)

➡️ Inoltrarla o condividerla con le persone cui pensi possa interessare

➡️ Diffonderla anche qui o fare passaparola.

Grazie.

#childless #ChildFree
#maternità #mamma #newsletter
#dirittiriproduttivi #rompereleuova


1.2K
173
3 years ago

Di solito il discorso sull’AI generativa nelle aziende si gioca tutto sul risparmio: ore guadagnate, testi prodotti in più, tempo liberato. Sull’altro piatto della bilancia nessuno mette niente. E invece sull’altro piatto, oltre alla fiducia di chi legge (che capisco possa non sembrare moneta, ma lo è), ci sono la brand identity e la brand awareness. Non due cosette da poco per un’azienda, per cui la percezione conta moltissimo. Una ricerca commissionata da Raptive su 3.000 adulti statunitensi mostra che, quando un contenuto è percepito come generato dall’AI, viene giudicato 48% meno affidabile, 57% meno autentico e capace di creare una connessione emotiva 60% più bassa. Non sto dicendo che ogni testo passato da un modello venga scoperto o respinto. Sto dicendo che il sospetto esiste già, e che la reputazione linguistica di un brand oggi vale di più proprio perché il rumore automatico è ovunque.

C’è poi un altro segnale culturale che vale la pena nominare, anche solo perché racconta il clima: Merriam-Webster ha scelto slop come parola dell’anno 2025. La definizione data è: contenuto digitale di bassa qualità prodotto di solito in quantità per mezzo dell’intelligenza artificiale. La parola forse più adatta per tradurre in italiano AI slop è sbobba AI, un mappazzone per dirla alla MasterChef: in ogni caso, qualcosa di dispregiativo e ben poco invitante. L’omologazione, cioè, comincia a non essere più solo una preoccupazione da addetti ai lavori. Sta diventando una sensibilità diffusa.

Di contro, la voce riconoscibile - quella che ha un punto di vista e si esprime con scelte lessicali sue - sta diventando il vero capitale reputazionale.

***

È uscito il terzo numero di "Anomalia. Umani in tempi artificiali", la newsletter che legge l'#intelligenzaartificiale attraverso la lente del lavoro, del genere e della #diversity .

#ethicalai #comunicazione #brandidentity #anomalia


361
15
3 days ago

Di solito il discorso sull’AI generativa nelle aziende si gioca tutto sul risparmio: ore guadagnate, testi prodotti in più, tempo liberato. Sull’altro piatto della bilancia nessuno mette niente. E invece sull’altro piatto, oltre alla fiducia di chi legge (che capisco possa non sembrare moneta, ma lo è), ci sono la brand identity e la brand awareness. Non due cosette da poco per un’azienda, per cui la percezione conta moltissimo. Una ricerca commissionata da Raptive su 3.000 adulti statunitensi mostra che, quando un contenuto è percepito come generato dall’AI, viene giudicato 48% meno affidabile, 57% meno autentico e capace di creare una connessione emotiva 60% più bassa. Non sto dicendo che ogni testo passato da un modello venga scoperto o respinto. Sto dicendo che il sospetto esiste già, e che la reputazione linguistica di un brand oggi vale di più proprio perché il rumore automatico è ovunque.

C’è poi un altro segnale culturale che vale la pena nominare, anche solo perché racconta il clima: Merriam-Webster ha scelto slop come parola dell’anno 2025. La definizione data è: contenuto digitale di bassa qualità prodotto di solito in quantità per mezzo dell’intelligenza artificiale. La parola forse più adatta per tradurre in italiano AI slop è sbobba AI, un mappazzone per dirla alla MasterChef: in ogni caso, qualcosa di dispregiativo e ben poco invitante. L’omologazione, cioè, comincia a non essere più solo una preoccupazione da addetti ai lavori. Sta diventando una sensibilità diffusa.

Di contro, la voce riconoscibile - quella che ha un punto di vista e si esprime con scelte lessicali sue - sta diventando il vero capitale reputazionale.

***

È uscito il terzo numero di "Anomalia. Umani in tempi artificiali", la newsletter che legge l'#intelligenzaartificiale attraverso la lente del lavoro, del genere e della #diversity .

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C’è poi un altro segnale culturale che vale la pena nominare, anche solo perché racconta il clima: Merriam-Webster ha scelto slop come parola dell’anno 2025. La definizione data è: contenuto digitale di bassa qualità prodotto di solito in quantità per mezzo dell’intelligenza artificiale. La parola forse più adatta per tradurre in italiano AI slop è sbobba AI, un mappazzone per dirla alla MasterChef: in ogni caso, qualcosa di dispregiativo e ben poco invitante. L’omologazione, cioè, comincia a non essere più solo una preoccupazione da addetti ai lavori. Sta diventando una sensibilità diffusa.

Di contro, la voce riconoscibile - quella che ha un punto di vista e si esprime con scelte lessicali sue - sta diventando il vero capitale reputazionale.

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Di solito il discorso sull’AI generativa nelle aziende si gioca tutto sul risparmio: ore guadagnate, testi prodotti in più, tempo liberato. Sull’altro piatto della bilancia nessuno mette niente. E invece sull’altro piatto, oltre alla fiducia di chi legge (che capisco possa non sembrare moneta, ma lo è), ci sono la brand identity e la brand awareness. Non due cosette da poco per un’azienda, per cui la percezione conta moltissimo. Una ricerca commissionata da Raptive su 3.000 adulti statunitensi mostra che, quando un contenuto è percepito come generato dall’AI, viene giudicato 48% meno affidabile, 57% meno autentico e capace di creare una connessione emotiva 60% più bassa. Non sto dicendo che ogni testo passato da un modello venga scoperto o respinto. Sto dicendo che il sospetto esiste già, e che la reputazione linguistica di un brand oggi vale di più proprio perché il rumore automatico è ovunque.

C’è poi un altro segnale culturale che vale la pena nominare, anche solo perché racconta il clima: Merriam-Webster ha scelto slop come parola dell’anno 2025. La definizione data è: contenuto digitale di bassa qualità prodotto di solito in quantità per mezzo dell’intelligenza artificiale. La parola forse più adatta per tradurre in italiano AI slop è sbobba AI, un mappazzone per dirla alla MasterChef: in ogni caso, qualcosa di dispregiativo e ben poco invitante. L’omologazione, cioè, comincia a non essere più solo una preoccupazione da addetti ai lavori. Sta diventando una sensibilità diffusa.

Di contro, la voce riconoscibile - quella che ha un punto di vista e si esprime con scelte lessicali sue - sta diventando il vero capitale reputazionale.

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È uscito il terzo numero di "Anomalia. Umani in tempi artificiali", la newsletter che legge l'#intelligenzaartificiale attraverso la lente del lavoro, del genere e della #diversity .

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Di solito il discorso sull’AI generativa nelle aziende si gioca tutto sul risparmio: ore guadagnate, testi prodotti in più, tempo liberato. Sull’altro piatto della bilancia nessuno mette niente. E invece sull’altro piatto, oltre alla fiducia di chi legge (che capisco possa non sembrare moneta, ma lo è), ci sono la brand identity e la brand awareness. Non due cosette da poco per un’azienda, per cui la percezione conta moltissimo. Una ricerca commissionata da Raptive su 3.000 adulti statunitensi mostra che, quando un contenuto è percepito come generato dall’AI, viene giudicato 48% meno affidabile, 57% meno autentico e capace di creare una connessione emotiva 60% più bassa. Non sto dicendo che ogni testo passato da un modello venga scoperto o respinto. Sto dicendo che il sospetto esiste già, e che la reputazione linguistica di un brand oggi vale di più proprio perché il rumore automatico è ovunque.

C’è poi un altro segnale culturale che vale la pena nominare, anche solo perché racconta il clima: Merriam-Webster ha scelto slop come parola dell’anno 2025. La definizione data è: contenuto digitale di bassa qualità prodotto di solito in quantità per mezzo dell’intelligenza artificiale. La parola forse più adatta per tradurre in italiano AI slop è sbobba AI, un mappazzone per dirla alla MasterChef: in ogni caso, qualcosa di dispregiativo e ben poco invitante. L’omologazione, cioè, comincia a non essere più solo una preoccupazione da addetti ai lavori. Sta diventando una sensibilità diffusa.

Di contro, la voce riconoscibile - quella che ha un punto di vista e si esprime con scelte lessicali sue - sta diventando il vero capitale reputazionale.

***

È uscito il terzo numero di "Anomalia. Umani in tempi artificiali", la newsletter che legge l'#intelligenzaartificiale attraverso la lente del lavoro, del genere e della #diversity .

#ethicalai #comunicazione #brandidentity #anomalia


361
15
3 days ago

Nella seconda giornata della nostra Festa non potete perdervi il talk con Ilaria Maria Dondi. giornalista ed esperta di gender studies, è una delle poche voci che oggi fa ricerca intorno al tema della maternità tra contraddizioni capitalistiche e patriarcali, desideri, cambiamenti climatici, guerre e tecnologia. Con lei discuteremo a 360° del tema a partire dal suo libro "Libere di scegliere se e come avere figli" e, perchè no? e dalla prossima uscita di "Recprocidio - come distruggere un popolo colpendo madri e figli".

E chiuderemo la nostra Festa con un aperitivo tutte insieme. VI RICORDIAMO CHE DOMENICA 17 MAGGIO potete scegliere di passare tutta la giornata con noi, alle 12.30 è infatti previsto lo spiedo (con possibilità menù anche veg) e nel pomeriggio, per digerire prima del talk, gioco quizzone su stereotipi e pregiudizi per grandi.

#actionaiditalia #fondazionerealizzailcambiamento #noraagainstGBVproject #vallecamonica


27
3 days ago


Nella seconda giornata della nostra Festa non potete perdervi il talk con Ilaria Maria Dondi. giornalista ed esperta di gender studies, è una delle poche voci che oggi fa ricerca intorno al tema della maternità tra contraddizioni capitalistiche e patriarcali, desideri, cambiamenti climatici, guerre e tecnologia. Con lei discuteremo a 360° del tema a partire dal suo libro "Libere di scegliere se e come avere figli" e, perchè no? e dalla prossima uscita di "Recprocidio - come distruggere un popolo colpendo madri e figli".

E chiuderemo la nostra Festa con un aperitivo tutte insieme. VI RICORDIAMO CHE DOMENICA 17 MAGGIO potete scegliere di passare tutta la giornata con noi, alle 12.30 è infatti previsto lo spiedo (con possibilità menù anche veg) e nel pomeriggio, per digerire prima del talk, gioco quizzone su stereotipi e pregiudizi per grandi.

#actionaiditalia #fondazionerealizzailcambiamento #noraagainstGBVproject #vallecamonica


27
3 days ago

Nella seconda giornata della nostra Festa non potete perdervi il talk con Ilaria Maria Dondi. giornalista ed esperta di gender studies, è una delle poche voci che oggi fa ricerca intorno al tema della maternità tra contraddizioni capitalistiche e patriarcali, desideri, cambiamenti climatici, guerre e tecnologia. Con lei discuteremo a 360° del tema a partire dal suo libro "Libere di scegliere se e come avere figli" e, perchè no? e dalla prossima uscita di "Recprocidio - come distruggere un popolo colpendo madri e figli".

E chiuderemo la nostra Festa con un aperitivo tutte insieme. VI RICORDIAMO CHE DOMENICA 17 MAGGIO potete scegliere di passare tutta la giornata con noi, alle 12.30 è infatti previsto lo spiedo (con possibilità menù anche veg) e nel pomeriggio, per digerire prima del talk, gioco quizzone su stereotipi e pregiudizi per grandi.

#actionaiditalia #fondazionerealizzailcambiamento #noraagainstGBVproject #vallecamonica


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3 days ago

Se il linguaggio definisce i limiti del nostro pensiero, nominare significa riconoscere, provare a comprendere e, in alcuni casi, denunciare.

Il termine “reprocidio” è stato utilizzato per la prima volta da Loretta J. Ross per descrivere le pratiche di oppressione riproduttiva e sterilizzazione forzata subite dalle popolazioni indigene, nere e marginalizzate negli Stati Uniti. Non uno sterminio fine a se stesso, dunque, ma l’interruzione deliberata della catena della vita: il tentativo pianificato di negare a un popolo la possibilità di procreare e quindi di avere un futuro.

La storia coloniale dell’Occidente è tragicamente ricca di genocidi riproduttivi e di tentativi di limitare e soggiogare le genealogie dei popoli nativi.
Ma non serve andare troppo indietro nel tempo. Il 16 settembre 2025, nel rapporto dell’ONU stilato dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sui territori occupati, si denuncia la volontà delle autorità israeliane di infliggere deliberatamente al popolo palestinese «condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica totale o parziale» e «l’imposizione di misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo».

Ostacolare l’accesso alle cure necessarie per un neonato o per una donna in gravidanza attraverso la distruzione delle infrastrutture sanitarie, limitare l’arrivo di cibo e beni essenziali come il latte artificiale, devastare la salute psicologica e le condizioni abitative di un’intera popolazione: tutto questo rientra nelle pratiche reprocidiarie.

Ilaria Maria Dondi (@_didon) analizza gli eventi degli ultimi anni, i rapporti delle associazioni internazionali indipendenti e le dichiarazioni dei politici della Knesset e dei vertici militari israeliani. Per giustificare tali azioni, il nemico deve essere disumanizzato.
Le parole vengono distorte fino a mettere in dubbio persino la definizione di “bambino”.
E se siamo arrivati al punto in cui le parole vengono svuotate del loro significato, imparare a nominare le azioni con il termine giusto diventa un atto dovuto.

“Reprocidio” esce il 26 maggio, ma da oggi potete preordinarlo ovunque.


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5 days ago

L'edizione del 2024 è nata come un rito collettivo per elaborare il lutto per la perdita di Michela Murgia, ma soprattutto un modo per restituirle la gratitudine per averci fatto incontrare e averci reso, da sconosciute, sorelle.

Ma la sorellanza è cosa viva: cresce e diventa più grande, di anno in anno.

E così eccoci qui, alla terza edizione de @ilmaggiodimurgia

Come ha detto ieri @martina_avanza "Siamo qui per restare", perché "Il maggio di Michela Murgia è il primo festival femminista della città di Brescia!

Questo è stato l'inizio.
Scopri le altre date su @ilmaggiodimurgia

Foto varie dalla giornata di ieri di @emmenomale @cosi81 @linda.filippini @nudmlagodigarda

+++

Il Maggio di Michela Murgia | III edizione
“Noi siamo tempesta”
Brescia, 9 maggio - 3 giugno 2026

#michelamurgia


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6 days ago

L'edizione del 2024 è nata come un rito collettivo per elaborare il lutto per la perdita di Michela Murgia, ma soprattutto un modo per restituirle la gratitudine per averci fatto incontrare e averci reso, da sconosciute, sorelle.

Ma la sorellanza è cosa viva: cresce e diventa più grande, di anno in anno.

E così eccoci qui, alla terza edizione de @ilmaggiodimurgia

Come ha detto ieri @martina_avanza "Siamo qui per restare", perché "Il maggio di Michela Murgia è il primo festival femminista della città di Brescia!

Questo è stato l'inizio.
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Ma la sorellanza è cosa viva: cresce e diventa più grande, di anno in anno.

E così eccoci qui, alla terza edizione de @ilmaggiodimurgia

Come ha detto ieri @martina_avanza "Siamo qui per restare", perché "Il maggio di Michela Murgia è il primo festival femminista della città di Brescia!

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Ma la sorellanza è cosa viva: cresce e diventa più grande, di anno in anno.

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Ma la sorellanza è cosa viva: cresce e diventa più grande, di anno in anno.

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Ma la sorellanza è cosa viva: cresce e diventa più grande, di anno in anno.

E così eccoci qui, alla terza edizione de @ilmaggiodimurgia

Come ha detto ieri @martina_avanza "Siamo qui per restare", perché "Il maggio di Michela Murgia è il primo festival femminista della città di Brescia!

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“Noi siamo tempesta”
Brescia, 9 maggio - 3 giugno 2026

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6 days ago

Ho fatto un esperimento. Ho preso quattro articoli italiani su tre casi di fe*minicidio e uno di stu*ro, e li ho dati a un modello generativo insieme a tre documenti: il Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, il Manifesto di Venezia per una corretta informazione contro la violenza sulle donne, e la ricerca Stereotipi e pregiudizi nel linguaggio giornalistico (con relative “best & worst practice”) di progetto STEP, realizzato dall’Università degli Studi della Tuscia in partnership con l’Associazione Differenza Donna Ong.

Poi ho chiesto al modello - per la cronaca, ho utilizzato Claude Opus 4.7 - di analizzare i quattro articoli alla luce di questi tre documenti e delle loro linee guida.

Insomma, non ho chiesto a Claude di “capire” la violenza di genere. Non può farlo, perché - come non mi stancherò di ripetere - l’intelligenza artificiale non è senziente, né cosciente, né tanto meno intelligente. Giornaliste e giornalisti, in teoria, sì. Ed è qui che la questione si fa interessante.

Se noi siamo le intelligenze e le macchine no, perché un sistema generativo, se istruito con documenti chiari, riesce a segnalare pattern che il giornalismo italiano conosce da anni, ma continua a riprodurre?

Perché sì, è quello che è successo, ma evito di fare della facile ironia, e passo subito ai risultati dell’esperimento.

***
L'esperimento si legge su Anomalia. Umani in tempi artificiali, la newsletter che legge l’intelligenza artificiale dal punto di vista delle persone, con uno sguardo critico su genere, lavoro e disuguaglianze.

Tra le voci e gli studi utilizzati:
@odg_cnog @alg.lombarda.giornalisti @fnsi_social @giulia_giornaliste_official @donatacolumbro @robertacavaglia_ @stefania.prandi @differenzadonna @flaminia.sacca @espulse_lastampadeimaschi @alebisini
@donatacolumbro @silviasemenzin_ @einaudieditore @ancheunadonnaqui @newsletterfemminismi @irpimedia

#intelligenzaartificiale #ai #ia #anomalia #giornalismo


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1 weeks ago

Ho fatto un esperimento. Ho preso quattro articoli italiani su tre casi di fe*minicidio e uno di stu*ro, e li ho dati a un modello generativo insieme a tre documenti: il Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, il Manifesto di Venezia per una corretta informazione contro la violenza sulle donne, e la ricerca Stereotipi e pregiudizi nel linguaggio giornalistico (con relative “best & worst practice”) di progetto STEP, realizzato dall’Università degli Studi della Tuscia in partnership con l’Associazione Differenza Donna Ong.

Poi ho chiesto al modello - per la cronaca, ho utilizzato Claude Opus 4.7 - di analizzare i quattro articoli alla luce di questi tre documenti e delle loro linee guida.

Insomma, non ho chiesto a Claude di “capire” la violenza di genere. Non può farlo, perché - come non mi stancherò di ripetere - l’intelligenza artificiale non è senziente, né cosciente, né tanto meno intelligente. Giornaliste e giornalisti, in teoria, sì. Ed è qui che la questione si fa interessante.

Se noi siamo le intelligenze e le macchine no, perché un sistema generativo, se istruito con documenti chiari, riesce a segnalare pattern che il giornalismo italiano conosce da anni, ma continua a riprodurre?

Perché sì, è quello che è successo, ma evito di fare della facile ironia, e passo subito ai risultati dell’esperimento.

***
L'esperimento si legge su Anomalia. Umani in tempi artificiali, la newsletter che legge l’intelligenza artificiale dal punto di vista delle persone, con uno sguardo critico su genere, lavoro e disuguaglianze.

Tra le voci e gli studi utilizzati:
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#intelligenzaartificiale #ai #ia #anomalia #giornalismo


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Ho fatto un esperimento. Ho preso quattro articoli italiani su tre casi di fe*minicidio e uno di stu*ro, e li ho dati a un modello generativo insieme a tre documenti: il Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, il Manifesto di Venezia per una corretta informazione contro la violenza sulle donne, e la ricerca Stereotipi e pregiudizi nel linguaggio giornalistico (con relative “best & worst practice”) di progetto STEP, realizzato dall’Università degli Studi della Tuscia in partnership con l’Associazione Differenza Donna Ong.

Poi ho chiesto al modello - per la cronaca, ho utilizzato Claude Opus 4.7 - di analizzare i quattro articoli alla luce di questi tre documenti e delle loro linee guida.

Insomma, non ho chiesto a Claude di “capire” la violenza di genere. Non può farlo, perché - come non mi stancherò di ripetere - l’intelligenza artificiale non è senziente, né cosciente, né tanto meno intelligente. Giornaliste e giornalisti, in teoria, sì. Ed è qui che la questione si fa interessante.

Se noi siamo le intelligenze e le macchine no, perché un sistema generativo, se istruito con documenti chiari, riesce a segnalare pattern che il giornalismo italiano conosce da anni, ma continua a riprodurre?

Perché sì, è quello che è successo, ma evito di fare della facile ironia, e passo subito ai risultati dell’esperimento.

***
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Poi ho chiesto al modello - per la cronaca, ho utilizzato Claude Opus 4.7 - di analizzare i quattro articoli alla luce di questi tre documenti e delle loro linee guida.

Insomma, non ho chiesto a Claude di “capire” la violenza di genere. Non può farlo, perché - come non mi stancherò di ripetere - l’intelligenza artificiale non è senziente, né cosciente, né tanto meno intelligente. Giornaliste e giornalisti, in teoria, sì. Ed è qui che la questione si fa interessante.

Se noi siamo le intelligenze e le macchine no, perché un sistema generativo, se istruito con documenti chiari, riesce a segnalare pattern che il giornalismo italiano conosce da anni, ma continua a riprodurre?

Perché sì, è quello che è successo, ma evito di fare della facile ironia, e passo subito ai risultati dell’esperimento.

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Poi ho chiesto al modello - per la cronaca, ho utilizzato Claude Opus 4.7 - di analizzare i quattro articoli alla luce di questi tre documenti e delle loro linee guida.

Insomma, non ho chiesto a Claude di “capire” la violenza di genere. Non può farlo, perché - come non mi stancherò di ripetere - l’intelligenza artificiale non è senziente, né cosciente, né tanto meno intelligente. Giornaliste e giornalisti, in teoria, sì. Ed è qui che la questione si fa interessante.

Se noi siamo le intelligenze e le macchine no, perché un sistema generativo, se istruito con documenti chiari, riesce a segnalare pattern che il giornalismo italiano conosce da anni, ma continua a riprodurre?

Perché sì, è quello che è successo, ma evito di fare della facile ironia, e passo subito ai risultati dell’esperimento.

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#intelligenzaartificiale #ai #ia #anomalia #giornalismo


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1 weeks ago

Domani esce il primo numero operativo di AnomalIA.Umani in tempi Artificiali.

✅ Per riceverla in mail, puoi iscriverti qui > https://anomaliaumana.substack.com

Ps. Il voice over non è generato da una #AI

È la mia voce: la tipica "anomalia" della mia 's' a paperino andava più che mai conservata per l'occasione 🦆


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2 weeks ago

Buon 25 Aprile!
Oggi per me più speciale che mai, anche perché sono in edicola su @espressosettimanale con il mio primo articolo.

È un desiderio che si realizza.
Ringrazio per la fiducia e l’opportunità @enricobellavia @beadondi (no, non siamo parenti, neppure alla lontana!) e tutto lo staff di questo settimanale che costituisce un pezzo integrante della nostra democrazia.

Grazie anche per questa copertina, come già quelle pazzesche uscite di recente, che sono una presa di posizione. Perché la stampa libera è sempre e solo antifa.

Un grazie particolare alla demografa @alessandraminello e allo psichiatra @matteoinnocenti_md per avermi offerto il loro punto di vista professionale.

Ci vediamo in piazza, e in edicola!

#25aprile


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3 weeks ago

Risparmio il nome dell’autore. Non per garbo, ma perché il problema non è la firma, ma che qualcuno - all'indomani dei fatti di Catanzaro - possa scrivere queste parole e vedersele pubblicare da un quotidiano nazionale (Avvenire), magari persino retribuite. Il problema è la cornice culturale di cui quell’editoriale è portavoce.

Cito testualmente alcuni passaggi dell’editoriale, perché voglio che le parole siano davanti a noi, nude, senza fraintendimenti. Lascio anche i refusi iniziali e interni, spazi e punteggiature dubbie, anzi, li sottolineo in grassetto, a dire quando si possano scrivere certe affermazioni violente con incuria:

"Le madre non buttano i figli dal terrazzo, Le madri, se sono madri, non si buttano nella morte con i figli."

"Il male sfigura, storpia anche la figura più sacra, la madre."

Ci sono molte altre amenità. Che non accetto: da donna, da giornalista, da persona che studia da anni questi temi.

Non lo accetto, infine, da donna che ha attraversato una depressione post partum grave e ha pensato - sì, l’ho pensato - di come riconoscere la soglia oltre la quale non potevo concedermi di andare, per non diventare quello che il collega di Avvenire oggi chiamerebbe “il Male”.

Abbiatene cura.


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3 weeks ago

Risparmio il nome dell’autore. Non per garbo, ma perché il problema non è la firma, ma che qualcuno - all'indomani dei fatti di Catanzaro - possa scrivere queste parole e vedersele pubblicare da un quotidiano nazionale (Avvenire), magari persino retribuite. Il problema è la cornice culturale di cui quell’editoriale è portavoce.

Cito testualmente alcuni passaggi dell’editoriale, perché voglio che le parole siano davanti a noi, nude, senza fraintendimenti. Lascio anche i refusi iniziali e interni, spazi e punteggiature dubbie, anzi, li sottolineo in grassetto, a dire quando si possano scrivere certe affermazioni violente con incuria:

"Le madre non buttano i figli dal terrazzo, Le madri, se sono madri, non si buttano nella morte con i figli."

"Il male sfigura, storpia anche la figura più sacra, la madre."

Ci sono molte altre amenità. Che non accetto: da donna, da giornalista, da persona che studia da anni questi temi.

Non lo accetto, infine, da donna che ha attraversato una depressione post partum grave e ha pensato - sì, l’ho pensato - di come riconoscere la soglia oltre la quale non potevo concedermi di andare, per non diventare quello che il collega di Avvenire oggi chiamerebbe “il Male”.

Abbiatene cura.


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3 weeks ago

"Sono paranoica io che vedo case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale fatti con l’AI ovunque?

Probabile. Ma se, come credo, stai pensando «capita anche a me, ed è inquietante», ti dico subito che per me la parte più inquietante è già diventata un’altra: quelle strutture le riconosco perché appartengono alla retorica e, quindi, alla scrittura umana più consapevole e sofisticata. Appartengono insomma anche alla mia scrittura di giornalista professionista e autrice.

Al punto che oggi mi sorprendo a modificare il mio stile per non rischiare di sembrare una macchina.

Sto limando alcune formule, spezzando certi ritmi, diffidando di costruzioni che ho usato per anni (questo è un trittico, per esempio, che faccio? lascio?).

È assurdo? Mica tanto. Ho appena consegnato la versione definitiva del mio nuovo libro all’editor, cancellando con l’accetta o riformulando alcuni passaggi sintattici non perché fossero improvvisamente sbagliate, ma perché sono diventate il rumore di fondo della prosa automatica, e il mio lavoro è troppo prezioso perché venga delegittimato dal sospetto che «questo l’ha scritto l’AI»."

📌 È uscito il numero 1 di "AnomalIA. Umani in tempi artificiali" e NO, non è un manifesto contro l'AI, semmai un quasi manifesto della mia newsletter.

Buona lettura, e iscrivetevi qui >>> https://anomaliaumana.substack.com/p/coming-soon

#AI #IA #ethicalai #anomalia


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3 weeks ago

"Sono paranoica io che vedo case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale fatti con l’AI ovunque?

Probabile. Ma se, come credo, stai pensando «capita anche a me, ed è inquietante», ti dico subito che per me la parte più inquietante è già diventata un’altra: quelle strutture le riconosco perché appartengono alla retorica e, quindi, alla scrittura umana più consapevole e sofisticata. Appartengono insomma anche alla mia scrittura di giornalista professionista e autrice.

Al punto che oggi mi sorprendo a modificare il mio stile per non rischiare di sembrare una macchina.

Sto limando alcune formule, spezzando certi ritmi, diffidando di costruzioni che ho usato per anni (questo è un trittico, per esempio, che faccio? lascio?).

È assurdo? Mica tanto. Ho appena consegnato la versione definitiva del mio nuovo libro all’editor, cancellando con l’accetta o riformulando alcuni passaggi sintattici non perché fossero improvvisamente sbagliate, ma perché sono diventate il rumore di fondo della prosa automatica, e il mio lavoro è troppo prezioso perché venga delegittimato dal sospetto che «questo l’ha scritto l’AI»."

📌 È uscito il numero 1 di "AnomalIA. Umani in tempi artificiali" e NO, non è un manifesto contro l'AI, semmai un quasi manifesto della mia newsletter.

Buona lettura, e iscrivetevi qui >>> https://anomaliaumana.substack.com/p/coming-soon

#AI #IA #ethicalai #anomalia


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Story Save - Best free tool for saving Stories, Reels, Photos, Videos, Highlights, IGTV to your phone.

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