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danda_santini

Danda Santini

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Avete deciso il vostro colpo di fulmine dell’estate? ☀️
Io sì: uno chemisier azzurro, una borsa in midollino e ciabattine di rafia. Voilà! #ioamolamoda


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5 years ago


Ute Lemper, classe 1963 e classe da vendere, incede regale durante la cruise MaxMara 2020 a Berlino #MaxMaraResort20 #neuesmuseum #iodonna @iodonna_it


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6 years ago

Dall’ultimo numero di iO Donna (lo trovate in edicola!): Diversamente famiglia

Sono socia co-fondatrice di una famiglia cosiddetta “tradizionale” (normale? naturale? standard?). Papà, mamma, figli. Non è un vanto, non è un merito. La nostra esperienza è solo nostra, ma tanti anni di militanza nel gruppo di cui sopra ci permettono di esprimere la nostra rassicurazione: mai stati in pericolo. Nonostante le mie intemperanze e il disordine di mio marito abbiano messo a dura prova il sistema nervoso di entrambi, nessuno ci ha scoraggiato. Quando sono rimasta incinta nessuno mi ha dissuasa o compatita. Nessun giudice ci ha mai convocato per un corso di genitorialità e per assegnarci alla fine il patentino di buon genitore. I nostri figli sono cresciuti simpatici e un po’ cialtroni, né migliori né peggiori dei figli di genitori separati, divorziati, o dello stesso sesso o figli di mamme single o figli di mamme casalinghe. Quindi: ringrazio sentitamente per lo slancio tutti coloro che si sono assunti il ruolo di difensori della famiglia tradizionale, ma davvero faccio fatica a capire l’utilità delle manifestazioni per la promozione della famiglia (non siamo regione turistica) e la sua tutela (non siamo panda). Per questo, vi invito a rivolgere gli sforzi verso chi di quella libertà non può ancora godere. Aiutateli a farcela diversamente da voi. C’è chi non può costruirsi una famiglia, perché non ne ha i mezzi, e azzerare il bonus baby sitter, che aiutava le mamme a rientrare al lavoro dopo un bimbo, non va certo in questa direzione. C’è chi è mamma senza che ci sia un papà, e non sempre è una scelta. Chi è donna e non riesce a essere mamma, ma la scienza può aiutare. C’è la mamma che ama un’altra mamma, e la famiglia con due papà. Il modello unico non esiste, le varianti sono tante, ma mettere in dubbio i sentimenti degli altri è un esercizio, ne converrete, fuori luogo. L’intolleranza non è una buona consigliera. Noi famiglie standard, che in quanto maggioranza partiamo da una bella posizione di favore, è meglio che non ci lamentiamo. Quando tutto fila liscio si può solo ringraziare. #iodonna


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7 years ago

Dal nuovo numero di @iodonna_it , oggi in edicola. Buona domenica! •
L'aspettavo dall’inizio dell’inverno, come sempre. Mi rassicura: è il segno chiaro che la natura fa il suo corso, meno deciso di una volta, ma non si è dimenticata i fondamentali. Perché ogni tanto, tra gli sconquassi del clima, mi assale il pensiero che possa diventare un ricordo del passato o uno spettacolo speciale. Per questo seguivo il meteo con ansia. L’annunciavano sempre al martedì: inizierà a cadere domani mattina alle 4, alle 5, alle 6. Poi niente. Solo pioggerella. Era arrivata al Sud, era caduta sui trulli, nella piazza di Potenza, a Capri, balordo d’un clima. Fuori città si era palesata a macchia di leopardo. Lo raccontavano le macchine che venivano da fuori, con la loro copertina bianca, e chi abitava a qualche chilometro di distanza: “Da noi solo cinque centimetri, ma finalmente si respira”. Chi non l’aveva ancora vista scrutava dai piani alti le montagne lontane nelle giornate troppo limpide di gennaio: la Grigna grigia, il Resegone pure. Io aspettavo, con le gomme da neve montate già da novembre. Poi, era arrivata. Di mercoledì, l’avevano azzeccato. Ma io non l’avevo capito subito al risveglio. Non c’era quel silenzio abbagliante. I tetti non erano bianchi. Perché era una neve signorina, timida e delicata, che appena toccava terra era già pioggia. Una neve virginea, fragile ed esitante, come al primo ballo di stagione. Impalpabile e indecisa, che bastava fissarla per qualche istante e la vedevi trasalire e scolorare. Una neve polverina, preziosa ed effimera. Però neve. Sono uscita e me la sono bevuta a testa in su, come ho sempre fatto ai primi fiocchi di stagione. E pazienza se il trucco mi colava un po’. #iodonna


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10
7 years ago

Dal nuovo numero di iO Donna, buona domenica! •
Le ragazze si sfiorano le guance rosate con un bacio gentile. Qualcuna si conosceva da bambina, e stenta a riconoscersi oggi, qualcuna si presenta per la prima volta. È una rimpatriata di genitori, vecchi amici, e questa volta, come succede durante le feste, ci sono i figli e tante figlie. Generazione Erasmus, ragazze che hanno avuto il privilegio di studiare e lavorare anche all’estero sotto l’occhio vigile dei genitori. Che non senza sacrifici le hanno lasciate girare per il mondo, condividendo su Skype ansie e difficoltà, ma anche successi e soddisfazioni, e adesso si domandano che cosa le aspetta dopo tanto studiare e girovagare: avrà scelto la strada giusta? Troverà lavoro? Ce la farà? È bello sentirle parlare di lavoro, rivedere con i loro occhi il mondo che noi attraversiamo da tanti anni da sembrarci un po’ grigio e da lasciarci con la sensazione - chissà se era capitato anche ai nostri genitori - che a noi sia andata bene, con il nostro percorso più prevedibile e scandito, mentre la loro strada è discontinua, talvolta sbarrata, comunque piena di falle. Ascolto, fingendomi sovrappensiero, i loro interrogativi: “Com’è da voi? Ci sono tante donne? In che proporzione? E tra i capi?”. Le stesse domande e la stessa consapevolezza di genere tra tutte. Non me l’aspettavo, così diretta e chiara in ognuna di loro, nonostante i percorsi e i Paesi così lontani. Sono stupita, e anche un po’ ammirata. Mi piacciono, penso che da loro non possa venire che bene. E mi auguro, in questo numero dedicato agli uomini che qualcuno, tra i nostri lettori, attenti e curiosi, sia orgoglioso quanto me di questa generazione di figli e soprattutto di figlie. E sappia che le ragazze li guardano, i loro capi, e hanno aspettative alte. Pari opportunità e salari, dignità, rispetto. Sono pronte, preparate e piene di energia. Non deludetele. Non liquidatele con un sorrisetto dicendo che il futuro è delle donne. Il bello del futuro è che non arriva mai. Ma queste ragazze vivono nel presente. Vogliono il qui e ora, e se lo meritano.
#iodonna


323
7
7 years ago

Che cosa ci aspetta nel 2019?
Se i buoni propositi sono impegnativi, le previsioni difficili e le scommesse pericolose, le anticipazioni sono il miglior passe-partout per l’anno che verrà. Guida l’elenco dei personaggi da tenere d’occhio Dakota Johnson, strega del chiacchieratissimoremake di ‪Suspiria‬, bella e irrequieta, figlia d’arte. Con lei ci sono ecologisti e restauratori d’arte, sportive e paladini dei diritti umani. Ambiente, donne e cultura sono, non a caso, tre temi molto cari a questo giornale.
Gli eventi da non perdere sono già pronti per essere segnati in agenda: i 500 anni dalla morte di Leonardo, i 100 del Bauhaus, i 30 dalla caduta del Muro di Berlino. Le mete più interessanti sono a portata di mano. Tolosa, tutta da scoprire, Madrid, per festeggiare i 200 anni del Prado, il grande Nord. Ma anche Bologna, con la casa museo di Dalla, o il mare di Malta, con quattro nuovi voli dall’Italia.
La bellezza sarà sempre più verde, organica e naturale: già nel 2018 la metà dei prodotti lanciati è stata “green”, e l’onda lunga non si arresta. Buone notizie sul fronte moda: le tendenze che abbiamo amato di più, non ci lasciano. E la redazione moda di iO Donna ci insegna a transitare da una stagione all’altra tenendo il meglio, approfittando dei saldi, e risparmiando tempo e denaro. Per chi ama la casa, tornano i grandi classici, come la Wassily chair di Marcel Breuer, e il pane-pane, il classico filone senza francesismi. Trionferà il colore corallo vivo e riscopriremo, dopo anni di oblio, i gladioli. Tutto volge al passato? Niente affatto. Ci delizieranno i robottini progettati per tenere snelli e atletici i nostri cani e gatti, e i nuovi device, sempre più belli e ingegnosi.
Per finire, l’immancabile oroscopo. Pensato come una pièce teatrale: sfilano verità, illusioni, timori, suggestioni, speranze. C’e chi ci crede fino in fondo, chi ama giocare con le stelle, chi fa spallucce e chi tira diritto. Ma gli astrologi lo sanno bene: questo è il loro momento d’oro. Quando, durante uno dei tanti cenoni, qualcuno più esperto inizierà a raccontare chi chi siamo e cosa potremo essere nel 2019, una cosa è certa. Tutti si zittiranno.
Buon anno
Danda Santini
#iodonna


316
11
7 years ago

Domani in edicola! #iodonna
Se, come me, state assaporando il momento giusto per potervi permettere la trasgressione principe, quella di iniziare più libri insieme, ebbene, sappiate che avete almeno quattro buoni motivi in più per godervi il piacere della lettura compulsiva. Il primo è che leggere scatena endorfine e genera benessere. Ed è anche per questo che amiamo farlo prima di addormentarci. Il secondo è che imparare, riflettere, fantasticare crea una riserva cognitiva preziosa per una buona salute nel tempo. Il terzo, e questo l’ho appena scoperto e mi piace da morire, è che la lettura porta pace. Secondo il professore di psicologia di Harvard Steven Pinker c’è una relazione diretta tra la fine delle guerre più sanguinose e la diffusione della lettura. La parola scritta, meditata e sofferta per esprimere gli stati d’animo, limata e ragionata per restituire la lucidità del pensiero sviluppa empatia, moralità e ragione. Ovvero, i “migliori angeli” della nostra natura, pronti a tenere a freno i demoni dell’ira, della rabbia, della vendetta e della violenza.Ed è sempre lì, con l’invenzione rivoluzionaria della stampa, fonte di formazione e informazione, che inizia anche il processo di acculturazione solitaria delle donne, per secoli escluse dalle scuole, dai libri, dal sapere. Ma oggi in testa alla classifica: il 47,1 per cento delle donne ha letto almeno un libro all’anno contro il 33,5 per cento degli uomini (dati Istat 2017). “Leggi e studia: sapere è potere”, mi insegnavano a casa da piccola. E se al potere c’è il non sapere, siamo tutti nei guai. Quindi, se state leggendo questo giornale, se state compilando la lista dei libri da regalare, non solo state assicurando benessere, lunga vita e pace nel mondo. State anche (eccolo, il quarto magico motivo) guadagnando quella che Umberto Eco chiamava, con una felice espressione, “immortalità all’indietro”: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge, avrà vissuto cinquemila anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito...”. Non è meraviglioso? Buone letture e buon Natale da tutta la redazione di iO Donna.


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12
7 years ago

In anteprima! Buona domenica, #iodonna
Febbre da bebè

Mi domandavo da tempo perché i miei figli fossero così presi sui social dai video dei bambini degli altri. Cosa ci trovassero di così esaltante quando alla sera li trovavo a commentare con lo sguardo intenerito le prevedibili tappe della crescita di figli delle celebrities. Perché una volta, finché non ne avevi di tuoi, i bambini non li guardavi nemmeno. Eppure, oggi eccoli lì, i nostri Millennial, a seguire le avventure di bambini che non sono neppure cugini, nemmeno parenti. Sarà l’effetto cucciolo che scatena l’istinto di protezione e di cura? Me lo chiedevo un po’ stupita fino a quando, qualche giorno fa, sono stata a Roma. E lì ho scoperto la “baby fever”. L’occasione era seria e ufficiale: la presentazione dei dati di Rcs, la nostra casa editrice, sulla natalità in Italia. Anzi, sulla denatalità. Perché qui di bambini se ne fanno pochissimi (1,32 per donna) e sempre più tardi (31 anni è l’età media delle italiane al primo figlio). Motivi? Incertezza economica, tutele scarse, welfare zoppicante, pochi asili nido, scuole con orari e vacanze da mettere in ginocchio qualsiasi organizzazione lavorativa. Soldi e difficoltà: e le giovani coppie rimandano. È vero che abbiamo lottato per sottrarci al destino già scritto che ci voleva solo donne e madri. È vero che avere figli non è indispensabile e ci sono un sacco di altri modi per passare il tempo e spendere i propri guadagni. Ma finché si rimane nel perimetro delle libere scelte, è giusto che ognuno persegua il suo sogno di vita. E il desiderio di bebè non è mai venuto meno. È solo frustrato: dai dati che abbiamo presentato, 3 giovani su 4 vorrebbero avere 2 o 3 figli. I ragazzi avrebbero una dannata voglia di fare famiglia ma non ce la fanno. E cullano, sui loro device, i figli degli altri. Ne parleremo ancora, sulle pagine di questo giornale, perché il tema è importante e coinvolge il futuro di tutti. Ma comincio a pensare che forse ha ragione mia figlia quando sostiene che Leone, il bimbo di Chiara Ferragni e Fedez, farà per la crescita demografica del Paese più di tutti i bonus bebè messi assieme.
Illustrazione @cinziazenocchini


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7 years ago


In anteprima! Buona domenica, #iodonna
Oh Cara

Fuori, tanti alberi e i toni caldi della campagna padana d’autunno. Dentro, colori tenui, luminosi, corridoi ampi, una mostra con le foto sorridenti delle donne che ce l’hanno fatta: capelli folti, sguardo limpido. Un ospedale non è mai un luogo piacevole. Ma qui l’umanità in transito sembra meno dolente. I figli di mezza età sostengono il braccio dei genitori incerti, le donne col turbante hanno un’aria di operosa efficienza. Gli appuntamenti sono scanditi nei limiti della ragionevolezza, le code limitate, i malati sembrano realisticamente fiduciosi. Fragili, ma non abbandonati ai loro incubi. Ma soprattutto: sono tutti gentilissimi. Quasi una gentilezza eletta a sistema, come fosse un punto imprescindibile del protocollo di cura. Che passa anche attraverso il linguaggio. “Caro”, “cara” sono le parole più usate.“Venga cara, facciamo il prelievo”,“Bene caro, ti trovo proprio bene”. Una parola antica, semplice, affettuosa, persino un po’ magica. Non sono un numero, e nemmeno solo un corpo ammalorato da riparare. Sono un paziente, soffro dentro e fuori. Ma qualcuno si sta prendendo cura di me. E lo fa con dolcezza. Incontro un amico, anche lui ad accompagnare la mamma. Passo all’edicola a prendere il Corriere. Davanti a me una paziente con la mascherina paga e prende il resto. “Grazie caro”, mormora all’edicolante. È ufficiale. Il “caro” è contagioso. E forse cura anche un po’.
Illustrazione @cinziazenocchini


292
15
7 years ago

Buona domenica, #iodonna
Ségolène Royal, ex candidata socialista all’Eliseo ed ex compagna del Presidente François Hollande, ha sollevato il velo in un libro appena uscito in Francia, Ce que je peux enfin vous dire (Quello che finalmente posso dirvi, ed. Fayard). Anche in politica, le donne, per quanto preparate, efficienti e meritevoli, sono oggetto di ammiccamenti pesanti, battute da caserma, allusioni a sfondo sessuale. Da parte dei colleghi, uomini di mondo, rappresentanti dello Stato e del volere dei cittadini, e in situazioni ufficiali, pubbliche, in mezzo ad altre colleghe. Tanti anni fa ero stata invitata a un pranzo per un colloquio di lavoro. Ero giovane, ma non così ingenua, ansiosa come sempre quando ci si presenta per un esame: cosa mi chiederanno? Andrò bene? Il colloquio fu veloce. Poi i due esaminatori, uomini di una certa età e in posizioni importanti, cominciarono a parlare tra di loro. E a commentare una collega, che conoscevo bene e stimavo molto, che aveva il solo difetto di essere, oltre che brava, molto bella. Volevo dire la mia per inserirmi nella conversazione ma arrivò, a sorpresa, il commento sessuale. Volgare, fuori luogo, inopportuno. Non sono un’educanda, sono cresciuta in mezzo ai maschi e so distinguere tra un apprezzamento sincero (fa sempre piacere) e una battutaccia greve (è quella che mette a disagio). Ricordo bene l’imbarazzo di allora. I due signori avevano l’età di mio padre, rappresentavano l’autorità, era un colloquio professionale: sbagliavo a sentirmi a disagio? Oggi so che era, ed è, sessismo: comportamento che svaluta le persone sulla base del sesso. Ségolène rimproverò pubblicamente i colleghi autori di commenti grevi sui corpi altrui con uno sprezzante: “Ma vi siete visti?”. Certo, se sei giovane, se parli con chi ti è gerarchicamente superiore, la giusta franchezza è difficile. Forse, in certi casi, con un po’ di sangue freddo, la ridicolizzazione può essere sufficiente. Replicare con aplomb inglese: “Prego, come ha detto?”. E insistere: “Non capisco, a che cosa si riferisce?”. Capiranno, loro? Il rischio sarà di sembrare o sorda o tarda. Ma io, oggi, sono pronta a correrlo volentieri.


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11
7 years ago

Zoe Kravitz regina di fiori: la mia copertina preferita del nuovo corso di #iodonna 💐


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7 years ago


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