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Mapi

Mariapia Albanese
Vedo, faccio, disfo
@ma.pi19
albanese.mariapia19@gmail.com

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2 months ago

Un incastro di voci, sguardi e suoni che sembrano tenersi insieme per istinto prima ancora che per tecnica. Per i primi minuti li ascolto solo in parte, mentre cerco di capire come muovermi. Poi iniziano a suonare The Wheel. Le voci diventano centro e gioco, poi tutto si apre e prende una direzione inattesa, come se decidesse di respirare più forte. Dal vivo quell’energia diventa contagiosa, si trasforma in movimento condiviso.

Per i giorni successivi mi sono portata a casa Twice around The Sun. Due giri intorno al sole come misura dei cambiamenti, delle persone che diventiamo, dei legami che resistono. È quasi una malinconia luminosa, che non ti fa da zavorra ma ti accompagna.
Ogni brano non è solo eseguito, ma vissuto insieme, in un dialogo continuo.

Man told me
“You’ve been up and down
Walking ’round this whole damn place
Slow your pace
You’ll never get it in your head
That this ain’t no race”

In questi giorni provo a ripetermelo più spesso.

Felice di avervi scoperti @uglyofficialuk

Texture pittoriche by me. L’ultima ha il goffo tentativo di riprendere con colori e segni, il disegno della vostra bellissima trapunta.🫀


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1
3 months ago

Un incastro di voci, sguardi e suoni che sembrano tenersi insieme per istinto prima ancora che per tecnica. Per i primi minuti li ascolto solo in parte, mentre cerco di capire come muovermi. Poi iniziano a suonare The Wheel. Le voci diventano centro e gioco, poi tutto si apre e prende una direzione inattesa, come se decidesse di respirare più forte. Dal vivo quell’energia diventa contagiosa, si trasforma in movimento condiviso.

Per i giorni successivi mi sono portata a casa Twice around The Sun. Due giri intorno al sole come misura dei cambiamenti, delle persone che diventiamo, dei legami che resistono. È quasi una malinconia luminosa, che non ti fa da zavorra ma ti accompagna.
Ogni brano non è solo eseguito, ma vissuto insieme, in un dialogo continuo.

Man told me
“You’ve been up and down
Walking ’round this whole damn place
Slow your pace
You’ll never get it in your head
That this ain’t no race”

In questi giorni provo a ripetermelo più spesso.

Felice di avervi scoperti @uglyofficialuk

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Un incastro di voci, sguardi e suoni che sembrano tenersi insieme per istinto prima ancora che per tecnica. Per i primi minuti li ascolto solo in parte, mentre cerco di capire come muovermi. Poi iniziano a suonare The Wheel. Le voci diventano centro e gioco, poi tutto si apre e prende una direzione inattesa, come se decidesse di respirare più forte. Dal vivo quell’energia diventa contagiosa, si trasforma in movimento condiviso.

Per i giorni successivi mi sono portata a casa Twice around The Sun. Due giri intorno al sole come misura dei cambiamenti, delle persone che diventiamo, dei legami che resistono. È quasi una malinconia luminosa, che non ti fa da zavorra ma ti accompagna.
Ogni brano non è solo eseguito, ma vissuto insieme, in un dialogo continuo.

Man told me
“You’ve been up and down
Walking ’round this whole damn place
Slow your pace
You’ll never get it in your head
That this ain’t no race”

In questi giorni provo a ripetermelo più spesso.

Felice di avervi scoperti @uglyofficialuk

Texture pittoriche by me. L’ultima ha il goffo tentativo di riprendere con colori e segni, il disegno della vostra bellissima trapunta.🫀


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Un incastro di voci, sguardi e suoni che sembrano tenersi insieme per istinto prima ancora che per tecnica. Per i primi minuti li ascolto solo in parte, mentre cerco di capire come muovermi. Poi iniziano a suonare The Wheel. Le voci diventano centro e gioco, poi tutto si apre e prende una direzione inattesa, come se decidesse di respirare più forte. Dal vivo quell’energia diventa contagiosa, si trasforma in movimento condiviso.

Per i giorni successivi mi sono portata a casa Twice around The Sun. Due giri intorno al sole come misura dei cambiamenti, delle persone che diventiamo, dei legami che resistono. È quasi una malinconia luminosa, che non ti fa da zavorra ma ti accompagna.
Ogni brano non è solo eseguito, ma vissuto insieme, in un dialogo continuo.

Man told me
“You’ve been up and down
Walking ’round this whole damn place
Slow your pace
You’ll never get it in your head
That this ain’t no race”

In questi giorni provo a ripetermelo più spesso.

Felice di avervi scoperti @uglyofficialuk

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Per i giorni successivi mi sono portata a casa Twice around The Sun. Due giri intorno al sole come misura dei cambiamenti, delle persone che diventiamo, dei legami che resistono. È quasi una malinconia luminosa, che non ti fa da zavorra ma ti accompagna.
Ogni brano non è solo eseguito, ma vissuto insieme, in un dialogo continuo.

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Slow your pace
You’ll never get it in your head
That this ain’t no race”

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Per i giorni successivi mi sono portata a casa Twice around The Sun. Due giri intorno al sole come misura dei cambiamenti, delle persone che diventiamo, dei legami che resistono. È quasi una malinconia luminosa, che non ti fa da zavorra ma ti accompagna.
Ogni brano non è solo eseguito, ma vissuto insieme, in un dialogo continuo.

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1
3 months ago

@kassaoverall @biko_milano
Dreams never came true
Family that I never knew (Who are you?)
Plus a couple niggas hatin’ too
Now the music is my therapist
We talk it out every night in the booth
Tryna repair this shit
We all tryna break free like a bird in the wind
‘Cause we all goin home in the end
-
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#kassaoverall #bikoclub #sonya7iv #ilfordphoto #photolive #concert


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3
5 months ago

“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

—— Estratto dell’intervista a @ufozencircus realizzata da @mat.sofo per @indie_zone.
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#zencircus #villainferno #ilmale #sonya7iv #ilfordphoto


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1
7 months ago

“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

—— Estratto dell’intervista a @ufozencircus realizzata da @mat.sofo per @indie_zone.
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#zencircus #villainferno #ilmale #sonya7iv #ilfordphoto


3
1
7 months ago

“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

—— Estratto dell’intervista a @ufozencircus realizzata da @mat.sofo per @indie_zone.
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“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

—— Estratto dell’intervista a @ufozencircus realizzata da @mat.sofo per @indie_zone.
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“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

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“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

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“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

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Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

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Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

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Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

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Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

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Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

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“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

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Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

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“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

—— Estratto dell’intervista a @ufozencircus realizzata da @mat.sofo per @indie_zone.
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#zencircus #villainferno #ilmale #sonya7iv #ilfordphoto


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“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

—— Estratto dell’intervista a @ufozencircus realizzata da @mat.sofo per @indie_zone.
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“Dato che i ricordi di Villa Inferno sono ancora piuttosto nitidi, vorrei partire da lì. Un momento indelebile per me è stato il “pogo tenero” su L’anima non conta: in quel momento abbiamo iniziato tutti a cantare guardandoci negli occhi, anche tra sconosciuti, dedicandoci a vicenda quelle parole. Non mi era mai successo prima a un concerto. Come descriveresti le emozioni del raduno dal vostro punto di vista?

Un’emozione paurosa, anche perché è la prima volta che facciamo una due giorni. È qualcosa che ci è proprio scappato di mano, ed è un piacere vedere che ti scappa di mano, cioè che va oltre le aspettative. Anche perché poi era il primo banco di prova per capire la gente cosa sentiva, cosa pensava del disco nuovo.

Ho avuto molte discussioni con tantissime persone, tantissimi fan, è stato molto emozionante. Ma anche il firmacopie poi a seguire è stato veramente molto emozionante, domande intelligenti, una situazione veramente bella.

Poi vabbè, noi siamo venuti via domenica mattina, tumefatti, morti, avremo dormito tre ore, e la cosa che mi è rimasta impressa è che c’erano i ragazzi al campeggio che facevano la grigliata, cioè che si erano organizzati e andavano avanti per conto loro. Mi ha fatto impazzire: allora io avevo detto, torniamo indietro e uniamoci anche noi, poi dovevamo tornare a casa. È stato molto, molto, molto, molto, molto speciale. Stiamo già pensando alla prossima, ovviamente.

È una di quelle feste che dici, vabbè lo rifacciamo domani e anche dopo domani.

A me tra l’altro pare una follia aver dato via 2.000 musicassette, cioè dai tempi di Cocciante che non vanno via 2.000 musicassette in Italia. È una bella follia. Come tutte le date organizzate da noi in prima persona è venuto un gran casino, ma ci piace questa cosa.”

—— Estratto dell’intervista a @ufozencircus realizzata da @mat.sofo per @indie_zone.
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Memorie del 22 settembre. Milano.
C’eravamo, ci siamo ancora.

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@sonyalpha @ilfordphoto
#scioperogenerale #calp #blocchiamotutto #genocide #freegaza #manifestazione #freepalestine🇵🇸 #leoncavallospa #corteonazionale #boycotisrael #milano #abitareamilano #laterratrema #22settembre #grainlinemagazine #sony #milan #freepalesti̇ne #sonyalpha #milano


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7 months ago

È passato poco più di un mese da uno dei cortei che più ha acceso la città in quest’ultimo periodo.

Il 21 agosto scorso il centro sociale Leoncavallo, storico spazio della controcultura milanese è stato sgomberato dalla prefettura dopo cinquant’anni di attività. Dopo anni di speculazioni edilizie e tossiche politiche di rigenerazione tutto ciò che resta è una città gentrificata, repressa e respingente. Milano è sempre meno accessibile, i suoi abitanti costretti a fronteggiare prezzi esorbitanti, mancanza di spazi sociali e opportunità di condivisione culturale. Lo sgombero è stato l’ennesimo atto della metropoli che annienta il diritto all’abitare, mortifica il diverso, lo straniero, il povero e, limitazione dopo limitazione, conduce all’isolamento sociale.

“È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”: tipica espressione dei miei professori di storia.

Il 6 settembre si è svolta la manifestazione in difesa del Leoncavallo e contro le politiche urbane verticali, a cui hanno partecipato in modo pacifico più di 50.000 persone: attivisti, associazioni, sindacati, studenti e movimenti provenienti da tutta Italia, scesi in piazza per difendere una diversa idea di politica cittadina e non solo.

Io volevo ricordarlo così.
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@milanoinmovimento
#palestinalibera #corteo #freegaza #giùlemanidallacittà #manifestazione #milano #leoncavallospa #ilford #corteonazionale #boycotisrael #abitareamilano #laterratrema #6settembre #grainlinemagazine #sony #milan #freepalesti̇ne #


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È passato poco più di un mese da uno dei cortei che più ha acceso la città in quest’ultimo periodo.

Il 21 agosto scorso il centro sociale Leoncavallo, storico spazio della controcultura milanese è stato sgomberato dalla prefettura dopo cinquant’anni di attività. Dopo anni di speculazioni edilizie e tossiche politiche di rigenerazione tutto ciò che resta è una città gentrificata, repressa e respingente. Milano è sempre meno accessibile, i suoi abitanti costretti a fronteggiare prezzi esorbitanti, mancanza di spazi sociali e opportunità di condivisione culturale. Lo sgombero è stato l’ennesimo atto della metropoli che annienta il diritto all’abitare, mortifica il diverso, lo straniero, il povero e, limitazione dopo limitazione, conduce all’isolamento sociale.

“È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”: tipica espressione dei miei professori di storia.

Il 6 settembre si è svolta la manifestazione in difesa del Leoncavallo e contro le politiche urbane verticali, a cui hanno partecipato in modo pacifico più di 50.000 persone: attivisti, associazioni, sindacati, studenti e movimenti provenienti da tutta Italia, scesi in piazza per difendere una diversa idea di politica cittadina e non solo.

Io volevo ricordarlo così.
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#palestinalibera #corteo #freegaza #giùlemanidallacittà #manifestazione #milano #leoncavallospa #ilford #corteonazionale #boycotisrael #abitareamilano #laterratrema #6settembre #grainlinemagazine #sony #milan #freepalesti̇ne #


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È passato poco più di un mese da uno dei cortei che più ha acceso la città in quest’ultimo periodo.

Il 21 agosto scorso il centro sociale Leoncavallo, storico spazio della controcultura milanese è stato sgomberato dalla prefettura dopo cinquant’anni di attività. Dopo anni di speculazioni edilizie e tossiche politiche di rigenerazione tutto ciò che resta è una città gentrificata, repressa e respingente. Milano è sempre meno accessibile, i suoi abitanti costretti a fronteggiare prezzi esorbitanti, mancanza di spazi sociali e opportunità di condivisione culturale. Lo sgombero è stato l’ennesimo atto della metropoli che annienta il diritto all’abitare, mortifica il diverso, lo straniero, il povero e, limitazione dopo limitazione, conduce all’isolamento sociale.

“È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”: tipica espressione dei miei professori di storia.

Il 6 settembre si è svolta la manifestazione in difesa del Leoncavallo e contro le politiche urbane verticali, a cui hanno partecipato in modo pacifico più di 50.000 persone: attivisti, associazioni, sindacati, studenti e movimenti provenienti da tutta Italia, scesi in piazza per difendere una diversa idea di politica cittadina e non solo.

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Il 21 agosto scorso il centro sociale Leoncavallo, storico spazio della controcultura milanese è stato sgomberato dalla prefettura dopo cinquant’anni di attività. Dopo anni di speculazioni edilizie e tossiche politiche di rigenerazione tutto ciò che resta è una città gentrificata, repressa e respingente. Milano è sempre meno accessibile, i suoi abitanti costretti a fronteggiare prezzi esorbitanti, mancanza di spazi sociali e opportunità di condivisione culturale. Lo sgombero è stato l’ennesimo atto della metropoli che annienta il diritto all’abitare, mortifica il diverso, lo straniero, il povero e, limitazione dopo limitazione, conduce all’isolamento sociale.

“È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”: tipica espressione dei miei professori di storia.

Il 6 settembre si è svolta la manifestazione in difesa del Leoncavallo e contro le politiche urbane verticali, a cui hanno partecipato in modo pacifico più di 50.000 persone: attivisti, associazioni, sindacati, studenti e movimenti provenienti da tutta Italia, scesi in piazza per difendere una diversa idea di politica cittadina e non solo.

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“È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”: tipica espressione dei miei professori di storia.

Il 6 settembre si è svolta la manifestazione in difesa del Leoncavallo e contro le politiche urbane verticali, a cui hanno partecipato in modo pacifico più di 50.000 persone: attivisti, associazioni, sindacati, studenti e movimenti provenienti da tutta Italia, scesi in piazza per difendere una diversa idea di politica cittadina e non solo.

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Il 21 agosto scorso il centro sociale Leoncavallo, storico spazio della controcultura milanese è stato sgomberato dalla prefettura dopo cinquant’anni di attività. Dopo anni di speculazioni edilizie e tossiche politiche di rigenerazione tutto ciò che resta è una città gentrificata, repressa e respingente. Milano è sempre meno accessibile, i suoi abitanti costretti a fronteggiare prezzi esorbitanti, mancanza di spazi sociali e opportunità di condivisione culturale. Lo sgombero è stato l’ennesimo atto della metropoli che annienta il diritto all’abitare, mortifica il diverso, lo straniero, il povero e, limitazione dopo limitazione, conduce all’isolamento sociale.

“È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”: tipica espressione dei miei professori di storia.

Il 6 settembre si è svolta la manifestazione in difesa del Leoncavallo e contro le politiche urbane verticali, a cui hanno partecipato in modo pacifico più di 50.000 persone: attivisti, associazioni, sindacati, studenti e movimenti provenienti da tutta Italia, scesi in piazza per difendere una diversa idea di politica cittadina e non solo.

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Il 21 agosto scorso il centro sociale Leoncavallo, storico spazio della controcultura milanese è stato sgomberato dalla prefettura dopo cinquant’anni di attività. Dopo anni di speculazioni edilizie e tossiche politiche di rigenerazione tutto ciò che resta è una città gentrificata, repressa e respingente. Milano è sempre meno accessibile, i suoi abitanti costretti a fronteggiare prezzi esorbitanti, mancanza di spazi sociali e opportunità di condivisione culturale. Lo sgombero è stato l’ennesimo atto della metropoli che annienta il diritto all’abitare, mortifica il diverso, lo straniero, il povero e, limitazione dopo limitazione, conduce all’isolamento sociale.

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“È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”: tipica espressione dei miei professori di storia.

Il 6 settembre si è svolta la manifestazione in difesa del Leoncavallo e contro le politiche urbane verticali, a cui hanno partecipato in modo pacifico più di 50.000 persone: attivisti, associazioni, sindacati, studenti e movimenti provenienti da tutta Italia, scesi in piazza per difendere una diversa idea di politica cittadina e non solo.

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22 settembre 2025. Milano.
@globalmovementtogazaitalia
Segue altro…
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Un paese ci vuole diceva Pavese.
Altri tempi.
Un posto ci vuole, direi oggi.
Un posto che è tuo perché gli appartieni.
Un posto dove le cose possono succedere quando ne hai bisogno.
Tutti lo sanno. Un posto ci vuole.
Ma voi lo sapete?
Dico voi, vi è mai capitato di averci bisogno di un posto che fosse vivo all’ora della notte che vi serviva? Di trovarci ancora delle facce, delle mani, dei bicchieri.

Vi è mai successo di salire in macchina e guidare fino a un posto solo per vederlo da dietro il parabrezza, per sentirvici dentro come nella casa di un amico? Che a un certo punto della strada, per l’odore troppo forte di un prato, o il riflesso assassino negli occhi di un gatto illuminati dai fari, in un attimo vi appare chiaro e inequivocabile che niente basterà mai, davvero.

Aivoglia poi a toccare le chiavi in tasca, l’accendino, aggrapparsi al manico del cambio, affondare le unghie nella ruota del volante. Vi tocca morire, e non c’è altro, non potete più perdere un secondo.

Allora vi serve un cazzo di posto. Un posto che vi guardate attorno e ci sono i vivi, e se vi restano le giuste energie potete parlarci fino a mattina.

Ma sì che lo sapete. Un posto ci vuole.
Che una volta al giorno vi serve di non essere i vostri vestiti, i vostri soldi, le vostre frasi fatte. Un posto ci vuole, dove esistono gli altri e voi ci passate attraverso. Dove qualcuno si siede con te a litigare di politica, o a raccontarti la sua vita.

Un posto ci vuole per ridere di gusto, per scrivere poesie, per cantare con gli sconosciuti. Un posto che esci e hai voglia di scopare, camminare o stringere la mano a chi si fa salvare da te.

Un posto ci vuole perché ci vuole un paese. E un paese è fatto di gente, persone che non hanno la stessa storia o le stesse idee, ma possono sedere allo stesso tavolo.
Un posto ci vuole, e se non ve lo ricordate più allora è tutto finito.

Testo di Mattia Sofo @mat.sofo
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Un paese ci vuole diceva Pavese.
Altri tempi.
Un posto ci vuole, direi oggi.
Un posto che è tuo perché gli appartieni.
Un posto dove le cose possono succedere quando ne hai bisogno.
Tutti lo sanno. Un posto ci vuole.
Ma voi lo sapete?
Dico voi, vi è mai capitato di averci bisogno di un posto che fosse vivo all’ora della notte che vi serviva? Di trovarci ancora delle facce, delle mani, dei bicchieri.

Vi è mai successo di salire in macchina e guidare fino a un posto solo per vederlo da dietro il parabrezza, per sentirvici dentro come nella casa di un amico? Che a un certo punto della strada, per l’odore troppo forte di un prato, o il riflesso assassino negli occhi di un gatto illuminati dai fari, in un attimo vi appare chiaro e inequivocabile che niente basterà mai, davvero.

Aivoglia poi a toccare le chiavi in tasca, l’accendino, aggrapparsi al manico del cambio, affondare le unghie nella ruota del volante. Vi tocca morire, e non c’è altro, non potete più perdere un secondo.

Allora vi serve un cazzo di posto. Un posto che vi guardate attorno e ci sono i vivi, e se vi restano le giuste energie potete parlarci fino a mattina.

Ma sì che lo sapete. Un posto ci vuole.
Che una volta al giorno vi serve di non essere i vostri vestiti, i vostri soldi, le vostre frasi fatte. Un posto ci vuole, dove esistono gli altri e voi ci passate attraverso. Dove qualcuno si siede con te a litigare di politica, o a raccontarti la sua vita.

Un posto ci vuole per ridere di gusto, per scrivere poesie, per cantare con gli sconosciuti. Un posto che esci e hai voglia di scopare, camminare o stringere la mano a chi si fa salvare da te.

Un posto ci vuole perché ci vuole un paese. E un paese è fatto di gente, persone che non hanno la stessa storia o le stesse idee, ma possono sedere allo stesso tavolo.
Un posto ci vuole, e se non ve lo ricordate più allora è tutto finito.

Testo di Mattia Sofo @mat.sofo
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Altri tempi.
Un posto ci vuole, direi oggi.
Un posto che è tuo perché gli appartieni.
Un posto dove le cose possono succedere quando ne hai bisogno.
Tutti lo sanno. Un posto ci vuole.
Ma voi lo sapete?
Dico voi, vi è mai capitato di averci bisogno di un posto che fosse vivo all’ora della notte che vi serviva? Di trovarci ancora delle facce, delle mani, dei bicchieri.

Vi è mai successo di salire in macchina e guidare fino a un posto solo per vederlo da dietro il parabrezza, per sentirvici dentro come nella casa di un amico? Che a un certo punto della strada, per l’odore troppo forte di un prato, o il riflesso assassino negli occhi di un gatto illuminati dai fari, in un attimo vi appare chiaro e inequivocabile che niente basterà mai, davvero.

Aivoglia poi a toccare le chiavi in tasca, l’accendino, aggrapparsi al manico del cambio, affondare le unghie nella ruota del volante. Vi tocca morire, e non c’è altro, non potete più perdere un secondo.

Allora vi serve un cazzo di posto. Un posto che vi guardate attorno e ci sono i vivi, e se vi restano le giuste energie potete parlarci fino a mattina.

Ma sì che lo sapete. Un posto ci vuole.
Che una volta al giorno vi serve di non essere i vostri vestiti, i vostri soldi, le vostre frasi fatte. Un posto ci vuole, dove esistono gli altri e voi ci passate attraverso. Dove qualcuno si siede con te a litigare di politica, o a raccontarti la sua vita.

Un posto ci vuole per ridere di gusto, per scrivere poesie, per cantare con gli sconosciuti. Un posto che esci e hai voglia di scopare, camminare o stringere la mano a chi si fa salvare da te.

Un posto ci vuole perché ci vuole un paese. E un paese è fatto di gente, persone che non hanno la stessa storia o le stesse idee, ma possono sedere allo stesso tavolo.
Un posto ci vuole, e se non ve lo ricordate più allora è tutto finito.

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Tutti lo sanno. Un posto ci vuole.
Ma voi lo sapete?
Dico voi, vi è mai capitato di averci bisogno di un posto che fosse vivo all’ora della notte che vi serviva? Di trovarci ancora delle facce, delle mani, dei bicchieri.

Vi è mai successo di salire in macchina e guidare fino a un posto solo per vederlo da dietro il parabrezza, per sentirvici dentro come nella casa di un amico? Che a un certo punto della strada, per l’odore troppo forte di un prato, o il riflesso assassino negli occhi di un gatto illuminati dai fari, in un attimo vi appare chiaro e inequivocabile che niente basterà mai, davvero.

Aivoglia poi a toccare le chiavi in tasca, l’accendino, aggrapparsi al manico del cambio, affondare le unghie nella ruota del volante. Vi tocca morire, e non c’è altro, non potete più perdere un secondo.

Allora vi serve un cazzo di posto. Un posto che vi guardate attorno e ci sono i vivi, e se vi restano le giuste energie potete parlarci fino a mattina.

Ma sì che lo sapete. Un posto ci vuole.
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Un posto ci vuole per ridere di gusto, per scrivere poesie, per cantare con gli sconosciuti. Un posto che esci e hai voglia di scopare, camminare o stringere la mano a chi si fa salvare da te.

Un posto ci vuole perché ci vuole un paese. E un paese è fatto di gente, persone che non hanno la stessa storia o le stesse idee, ma possono sedere allo stesso tavolo.
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Dico voi, vi è mai capitato di averci bisogno di un posto che fosse vivo all’ora della notte che vi serviva? Di trovarci ancora delle facce, delle mani, dei bicchieri.

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Ma sì che lo sapete. Un posto ci vuole.
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Aivoglia poi a toccare le chiavi in tasca, l’accendino, aggrapparsi al manico del cambio, affondare le unghie nella ruota del volante. Vi tocca morire, e non c’è altro, non potete più perdere un secondo.

Allora vi serve un cazzo di posto. Un posto che vi guardate attorno e ci sono i vivi, e se vi restano le giuste energie potete parlarci fino a mattina.

Ma sì che lo sapete. Un posto ci vuole.
Che una volta al giorno vi serve di non essere i vostri vestiti, i vostri soldi, le vostre frasi fatte. Un posto ci vuole, dove esistono gli altri e voi ci passate attraverso. Dove qualcuno si siede con te a litigare di politica, o a raccontarti la sua vita.

Un posto ci vuole per ridere di gusto, per scrivere poesie, per cantare con gli sconosciuti. Un posto che esci e hai voglia di scopare, camminare o stringere la mano a chi si fa salvare da te.

Un posto ci vuole perché ci vuole un paese. E un paese è fatto di gente, persone che non hanno la stessa storia o le stesse idee, ma possono sedere allo stesso tavolo.
Un posto ci vuole, e se non ve lo ricordate più allora è tutto finito.

Testo di Mattia Sofo @mat.sofo
@leoncavallospa
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@sony.italia
#giùlemanidallacittà #laterratrema #manifestazione #leoncavallomilano #leoncavallospa #corteonazionale #boycotisrael #milano #abitareamilano #laterratrema #6settembre #grainlinemagazine #sony #milan #ilford #analog #filmphotomag #filmphotos


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8 months ago

Un paese ci vuole diceva Pavese.
Altri tempi.
Un posto ci vuole, direi oggi.
Un posto che è tuo perché gli appartieni.
Un posto dove le cose possono succedere quando ne hai bisogno.
Tutti lo sanno. Un posto ci vuole.
Ma voi lo sapete?
Dico voi, vi è mai capitato di averci bisogno di un posto che fosse vivo all’ora della notte che vi serviva? Di trovarci ancora delle facce, delle mani, dei bicchieri.

Vi è mai successo di salire in macchina e guidare fino a un posto solo per vederlo da dietro il parabrezza, per sentirvici dentro come nella casa di un amico? Che a un certo punto della strada, per l’odore troppo forte di un prato, o il riflesso assassino negli occhi di un gatto illuminati dai fari, in un attimo vi appare chiaro e inequivocabile che niente basterà mai, davvero.

Aivoglia poi a toccare le chiavi in tasca, l’accendino, aggrapparsi al manico del cambio, affondare le unghie nella ruota del volante. Vi tocca morire, e non c’è altro, non potete più perdere un secondo.

Allora vi serve un cazzo di posto. Un posto che vi guardate attorno e ci sono i vivi, e se vi restano le giuste energie potete parlarci fino a mattina.

Ma sì che lo sapete. Un posto ci vuole.
Che una volta al giorno vi serve di non essere i vostri vestiti, i vostri soldi, le vostre frasi fatte. Un posto ci vuole, dove esistono gli altri e voi ci passate attraverso. Dove qualcuno si siede con te a litigare di politica, o a raccontarti la sua vita.

Un posto ci vuole per ridere di gusto, per scrivere poesie, per cantare con gli sconosciuti. Un posto che esci e hai voglia di scopare, camminare o stringere la mano a chi si fa salvare da te.

Un posto ci vuole perché ci vuole un paese. E un paese è fatto di gente, persone che non hanno la stessa storia o le stesse idee, ma possono sedere allo stesso tavolo.
Un posto ci vuole, e se non ve lo ricordate più allora è tutto finito.

Testo di Mattia Sofo @mat.sofo
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8 months ago

#404error

Scatti in cui la pellicola diventa uno spazio di incontro accidentale tra due temporalità; così una notte di musica dubwise e techno al Leoncavallo e i frammenti di una giornata fatta di attese, vuoti e scorci urbani si uniscono in una stratificazione visiva che suggerisce piuttosto che mostrare, che lascia intravedere e sfumare forme e volti.

Un errore meccanico, un malfunzionamento, che ha provato a far dialogare il ritmo dei bassi e l’energia dei corpi con la quiete riflessiva dei momenti morti e dei passi veloci che si fermano distratti da elementi del quotidiano.

Una sovrapposizione che rende tutto sfuggente, segni indistinti che fanno faticare lo sguardo, ma che lasciano libera interpretazione di quello che è stato.

@ilfordphoto
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#ilford125 #nikon #analogphotography #filmphotography #eyeshotmag #streetphotography #filmwave #portraitonfilm #blacknwhitephotography #kodakfilm #filmphotomag #ilford #bnw_captures #bnw #filmmagazine #analogmag #filmphotomag


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Scatti in cui la pellicola diventa uno spazio di incontro accidentale tra due temporalità; così una notte di musica dubwise e techno al Leoncavallo e i frammenti di una giornata fatta di attese, vuoti e scorci urbani si uniscono in una stratificazione visiva che suggerisce piuttosto che mostrare, che lascia intravedere e sfumare forme e volti.

Un errore meccanico, un malfunzionamento, che ha provato a far dialogare il ritmo dei bassi e l’energia dei corpi con la quiete riflessiva dei momenti morti e dei passi veloci che si fermano distratti da elementi del quotidiano.

Una sovrapposizione che rende tutto sfuggente, segni indistinti che fanno faticare lo sguardo, ma che lasciano libera interpretazione di quello che è stato.

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Un errore meccanico, un malfunzionamento, che ha provato a far dialogare il ritmo dei bassi e l’energia dei corpi con la quiete riflessiva dei momenti morti e dei passi veloci che si fermano distratti da elementi del quotidiano.

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